Due orecchie sono meglio di una

A differenza di quanto avviene con la vista, infatti, il confronto e la relativa localizzazione del suono avvengono solo quando i segnali provenienti dalle due orecchie sono molto simili. Solo così viene attivata la parte posteriore della corteccia temporale, fondamentale per localizzare le sorgenti sonore. Lo studio, Condotto da Emiliano Macaluso e Ulrike Zimmer, ha quindi dimostrato che, mentre è possibile avere una sufficiente localizzazione visiva di un oggetto anche con un solo occhio, per risalire alla posizione di un suono intorno a noi sono invece indispensabili entrambe le orecchie. La ricerca, finanziata dal Ministero della Salute e da Telecom Italia Mobile, è stata condotta dai ricercatori dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma ed è stata pubblicata sulla rivista "Neuron". Emiliano Macaluso, responsabile del Laboratorio di Neuroimmagini dell’IRCCS, ha dichiarato: "La comprensione dei meccanismi cerebrali coinvolti nella rappresentazione dello spazio in diverse modalità sensoriali offre la possibilità di sviluppare nuove strategie per aiutare quei pazienti che, a seguito di danno cerebrale, hanno una diminuita capacità di percepire e di agire in specifici settori dello spazio: una sindrome chiamata ‘emi-negligenza spaziale’ che colpisce circa un terzo dei pazienti con danno all’emisfero cerebrale destro".

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