E guardo il mondo da un oblò…

Così tanti che anche il solo pensarVi è stato un tal dispendio di energie che non sono più riuscito a scrivere. Poi, si sa i ritmi frenetici del quotidiano, l’insostenibile leggerezza dell’essere, la crisi economica, il logorio della vita moderna… Va bene, va bene!. Sono di nuovo qui a ticchettare sulla tastiera del pc solo perché un fastidioso malanno di stagione mi impone un confino coatto di qualche giorno ed ho ampliamente esaurito scuse e pretesti da opporre alla redazione, che da tempo immemorabile reclama segnali di vita dal sottoscritto. Insomma, dove non poté la volontà, riuscì l’influenza.Sapete, al di là di tutto, febbre, tosse squassante e coercitiva etc, etc… il punto è che non sono più abituato all’inattività. Restare chiuso in casa mi provoca uno strano effetto. Mi pare di guardare il mondo da un oblò e non nego che mi annoio un po’. Si, lo so, questo è un plagio evidente di un refrain, un riff, insomma un ritornello di una nota canzone italiana degli anni ottanta. Di Gianni Togni, credo. Ma è quanto rende meglio la condizione del mio animo in questo frangente. Anzi, di più. Mi pare di guardare il mondo dal finestrino di un treno in corsa. Ora senza entrare nel merito dei sistemi di riferimento inerziali, che poi non saprei spiegarvi cosa sono, vorrei porre la Vostra attenzione su un particolare aspetto di questo genere di viaggi.Avete mai fatto caso che, guardando i paesaggi che si alternano tra una stazione e l’altra della ferrovia, si ha la sensazione di scrutare il mondo dal lato B? è come se tutto quello che c’è tra il treno e l’ambiente circostante sia il alto oscuro, nascosto agli occhi, della realtà. Tra le case e le rotaie c’è il retro del mondo. The Dark Side of the World. È in quel lembo di terra di pochi metri, che tutti si sentono di porre le cose che altrimenti non saprebbero dove occultare. Lavatrici rugginose, auto da rottamare, materassi usurati, panni stesi, qualche ortus conclusus piuttosto che qualche catasta di legna ammassata con scarsa cura estetica. Tanto chi ci fa caso? È una sorta di antimetafisica del verso, nel senso di contrapposizione al recto, del lato B, insomma. Ora, so benissimo che alcuni di voi, i maschietti in particolare, avranno subito focalizzato la loro attenzione sul posteriore di qualche starlette, ma non è propriamente quello che intendevo. L’immagine che volevo rendere è quella di un osservatore che guarda scorrere la vita dal finestrino di un treno, quasi si trattasse di fotogrammi di un film neorealista che dipinge la società in quanto di peggio ci offre questa particolare contingenza storica.A ben pensarci, da quanti mesi, telegiornali e media dei più vari ci bersagliano di immagini di un mondo in disfacimento. È come se d’un tratto la globalizzazione, fino ad ora panacea di tutti i mali del mondo, per una sorta di palingenesi degli opposti, sia diventata il male da combattere per ricostruire la civiltà. Parole grosse. Mi rendo conto che il luogo non è dei più adatti e il tenore degli editoriali trascorsi, ben diverso dal presente. O tempora o mores! I tempi sono quelli che sono e scusate lo sfogo, ma la mia sensazione è proprio quella che stiamo diventando spettatori inermi di questa brutta rappresentazione. Difficile credere che tutto cambi in modo così repentino. Più naturale mi viene pensare che qualcuno ha voluto cambiare tutto per non cambiare nulla. Nel frattempo che le cose si sistemino come devono, a noi non resta che sorbirci il lato B di tutta la questione. Chissà per quanto tempo ancora… Sapete che vi dico. Mi annoio un po’.

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