E’ prostituzione anche il sesso virtuale

Ed è quello che ha fatto la Corte di Cassazione che, con una recente sentenza, ha stabilito che anche il sesso virtuale equivale alla prostituzione. Il fenomeno degli spettacoli online è infatti sempre più diffuso, ma rischia ora di essere fermato, almeno nelle sue forme più piccanti. A far propendere la Corte di Cassazione per questa decisione è stato il fatto che il cliente, seppur lontano dalla ragazza, paghi la donna che si esibisce via webcam. A sollecitare l’intervento dell’organo supremo di giustizia civile e penale era stato il ricorso presentato dal PM del Tribunale della Libertà di Udine dopo l’assoluzione di un uomo coinvolto in un caso di sesso virtuale a pagamento. Nel particolare, si trattava di un 46enne friulano che gestiva un sito web a luci rosse. Da oggi, quindi, pochi dubbi: non importa se ci sia il contatto fisico o meno, ogni volta che si paga per una prestazione sessuale, reale o virtuale, si incorre nell’atto di prostituzione e nelle conseguenze che ne derivano.

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