Ecco la pillola che vince il sonno

In futuro, potrebbe però arrivare un farmaco capace di cancellare gli effetti di una notte insonne, tutti tranne la caffettiera… La notizia arriva dal North Carolina (USA), dove alcuni scienziati della Wake Forest University hanno testato l’efficacia del farmaco "CX717" su alcune scimmie, ricavando risultati sorprendenti. Lo studio ha evidenziato, negli animali a cui è stato somministrato il farmaco, il mantenimento delle normali capacità anche dopo 30 e 36 ore di veglia. Il fatto stupefacente è che, tradotto in ore "umane", si tratta di ben 72 ore senza sonno. Questo studio sugli effetti del "CX717", in parte basato su una precedente ricerca del Dipartimento della Difesa americano, potrebbe ora rivelarsi utile in molti settori. Secondo gli scienziati poi, a trarre i maggiori vantaggi dal farmaco potrebbero essere i malati di Alzheimer, come indicato dal dottor Samuel Deadwyler (coordinatore dello studio): "Il CX717 non provoca risvegli totali, ma aumenta l’abilità di alcune aree che si attivano quando si è privi di sonno. In futuro credo sarà possibile usare le ampakine anche per rafforzare alcuni deficit cognitivi, come quelli tipici dell’Alzheimer, degli ictus o di altre forme di demenza". Il "CX717" è infatti un farmaco derivato dalle ampakine, molecole capaci aumentare la sensibilità dei recettori del glutammato nel cervello, e agisce sul recettore usato nella comunicazione infra-cellulare. A rendere fiduciosi i dottori della
Wake Forest University sul futuro impiego del "CX717" c’è anche l’assenza di possibili effetti collaterali come iperattività e insonnia prolungata. Tra le curiosità emerse dall’esperimento sulle scimmie, tenute sotto controllo con la tecnica della Pet, di particolare interesse è il fatto che gli animali privi di sonno hanno mostrato, durante gli esercizi, una maggiore attività del lobo temporale (incaricato dei processi mentali più impegnativi), mentre era minore quella della corteccia frontale (‘sede’ della memoria a breve termine). Secondo Samuel Deadwyler e la sua equipe si potrebbe quindi trattare di una sorta di meccanismo di
"compensazione" attuato dal cervello per ovviare alla carenza di riposo.

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