Elogio del paradosso

Per caso. Come spesso avviene per gli incontri migliori, quelli che ti cambiano un po’ la vita. Il fato, stavolta, ha un nome ed un cognome: Giorgio Nardone, l’autore del fortunatissimo "La dieta paradossale". Immaginate una "cura" dimagrante che non si basi su inumane privazioni, su snervanti conteggi di calorie o sull’uso di alcuna pillola miracolosa, ma sia finalizzata alla ricerca del piacere. Impossibile? Non se si seguono le intuizioni dello "psicomago" Nardone, una sorta di Jodorowsky nazionale, in verità assai più affidabile e scientifico del sacro buffone, fondatore del movimento "panico". Senza nulla togliere alle doti sciamaniche del geniale autore de "La montagna sacra" e di "El topo", il curriculum del Professor Nardone è un tantino più rassicurante e scientificamente qualificato. Fondatore, insieme a Paul Watzlawick, e direttore del Centro di Terapia Strategica (C.T.S.), dove svolge la sua attività di psicologo e psicoterapeuta, dirige la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica presso il C.T.S. in Arezzo e la Scuola di Comunicazione e Problem Solving Strategico ad Arezzo e Milano. E’ Docente di Tecnica di Psicoterapia Breve presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica all’Università di Siena, Italia. Rappresenta l’esponente italiano di maggior spicco tra i ricercatori della Scuola di Palo Alto. Bando ai curricula, quello di cui volevo mettevi a parte è l’ultimo dei lavori del professore, "La dieta paradossale", per l’appunto. Non anticiperò al potenziale lettore cose che non sarei mai in grado di descrivere con tanta lucidità e chiarezza quanto quella dell’autore, perciò mi limiterò a qualche suggestiva citazione dal libro."Se te lo concedi, puoi rinunciarci" è Il fulcro della questione. Scrive il Nardone: "Nei fatti, mentre chi si astiene porta sempre con sé il desiderio di ciò da cui si è astenuto, chi si concede il piacere di ciò che desidera «dopo un po’ non lo desidera più così tanto» La ricerca della qualità del piacere permette di gestire il controllo della quantità, poiché non solo elimina la frustrazione derivante dalla limitazione ai cibi ritenuti sani perché dietetici, ma orienta alla degustazione di ciò che ci piace di più, in quanto, se esageriamo nella quantità, inficiamo il piacere della qualità".Naturalmente questo è solo l’inizio della strategia dietetica nardoniana, la cui evoluzione è un crescendo di stratagemmi e paradossi tesi al conseguimento della "cura di se stessi e della realizzazione di un sano e compiaciuto equilibrio tra esigenze e desideri, tra inclinazioni ed emozioni". Per questo, per non inficiare la progressione sapiente dei passi descritti nel libro (sarebbe come raccontare la trama di un film ad uno che sta per entrare in sala cinematografica per visionare lo stesso), non vi anticiperò altro. Per quanto mi riguarda, dopo aver divorato (mi sembra il termine più adatto per uno che sta pensando di mettersi a dieta) "La dieta paradossale", ho già intrapreso la lettura congiunta di "Cavalcare la propria tigre" e de "Il dialogo strategico" del medesimo autore. Al prossimo editoriale, tutti più sani, più belli, più magri e un po’ più abbronzati…

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