F1 made in China

Un gran premio nuovo in una nazione che solo nell’ultimo periodo si sta aprendo alla cultura occidentale. Quello che la Cina rappresenta è qualcosa di straordinario poiché, nonostante la nota situazione politica, con quasi 10 milioni di kmq e più di un miliardo di abitanti, potrebbe diventare un bacino di mercato infinito per possibilità e futuro. Una prospettiva allettante che l’oculato patron Bernie Ecclestone non avrebbe mai potuto lasciarsi scappare dopo l’apertura del mercato ad occidente. Allora ecco che in soli 18 mesi è sorto il circuito di Shanghai, una vera opera d’arte curata dell’architetto tedesco Hermann Tilke, come già era avvenuto per i tracciati di Malesia e Bahrain. Il circuito misura 5.451 km e, come sua consuetudine, Tilke ha reso omaggio alla nazione che lo ospita sagomando curve e rettilinei in modo da ricordare la forma del carattere cinese “Shang”. Una pista ben disegnata ed una struttura avveniristica, ma non estranea alla cultura cinese, che può contare su 200.000 posti a sedere, fanno del circuito un vero gioiello. A parte la bellezza del circuito, ciò che ha lasciato basiti gli addetti ai lavori è stata l’accoglienza da parte dei tifosi cinesi. In particolare per Michael Schumacher si è trattato di uno shock di celebrità a tratti inaspettato ed inconsueto anche per un campione come lui, da sempre abituato al calore della gente. Il cavaliere rosso, come i colori imperiali della Cina (particolare che gli è stato fatto notare dai giornalisti del posto), è divenuto da subito l’oggetto del desiderio di fans più e meno giovani. Ammirato dai tifosi, Schumy si è riscoperto un sex symbol tra le ragazzine del posto. Uno Schumacher che per la prima volta è sembrato sorpreso ed a tratti fuori luogo tra le teenagers che chiedevano autografi e che lo assediavano quasi fosse il cantante più ammirato del momento. Dopo essersi sentito affibbiare l’appellativo di ” massimo piacere” da parte delle fans e dopo una conferenza stampa un po’ fuori dai canoni, lo Schumy sorpreso ha subito lasciato il posto a quello che tutti conosciamo, gettandosi a capofitto in quella che è la sua figura di pilota e uomo immagine. Allora, calzata la tuta, Michael si è subito calato nella gara, non prima di aver posato per l’inaugurazione ufficiale del nuovo Showroom Ferrari. Perchè la Formula 1 è sport, ma come insegna Bernie, è anche un businnes.

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