Fatti della Banda della Magliana

Lo hanno interpretato quattro attori professionisti – Francesco Pannofino, Roberto Brunetti, Fabio Grossi, Francesco Dominedò – e venti detenuti, tra i quali Tommaso Capogreco, Mario Contu, Lucio Sinisi, Gianfranco Zuncheddu. Attraverso la confessione di un boss – Luciano Amodio, detto “Riccetto” -, “Fatti della Banda della Magliana” racconta la formazione criminale dei protagonisti, la costituzione della Banda (1977), gli anni del massimo potere (1980-86), e quelli della definitiva decadenza (1987-1991). La confessione del “pentito” avviene in un aula-bunker di fronte ad un immaginario magistrato. Via via che le vicende vengono rievocate, “Riccetto” chiama come testimoni, ma anche come correi, i principali esponenti della Banda, sia vivi che morti: “Sandrone” Colangeli (Marcello Colafigli), “Ubaldino” Jacobis (Renatino De Pedis), Claudio Terenzi detto “er Diavolo” (Franco Giuseppucci, “er Negro”), Ugo Torrisi detto “Operaietto” (Edoardo Toscano), Stefano Celletti detto “er Palletta” (Raffaele Pernasetti), Fortunato Marras (Nicolino Selis), Paolo Urbinati (Danilo Abbruciati). Tutti insieme – contraddicendosi, litigando, accusandosi delle rispettive morti – ricostruiscono le principali fasi della comune attività criminale. Ognuno dei personaggi ha una sua “verità” da raccontare, da ristabilire, con l’unico scopo di scagionarsi, o comunque di ridimensionare il proprio ruolo, scaricando nel contempo le responsabilità sugli altri. Alle sequenze della confessione del “pentito” e degli scontri tra ex amici, si alternano scene d’azione in cui vengono rappresentati alcuni dei principali “fatti di sangue”: l’omicidio del boss di Tordivalle, detto “Peppe er Terribile” (Franco Nicolini, “Franchino er Criminale”), quello di Nando Menicucci detto “er Pescetto” (Maurizio Proietti, della famiglia dei “Pesciaroli”), quello dell’usuraio e riciclatore Domenico Balducci, detto “Memmo”, ecc. Il principale intento della nostra storia è quello di rappresentare, anche se in negativo, l’epopea di una banda unica nel suo genere. Unica, oltre che per la sua notevole rilevanza criminale, per il suo carattere estremamente “romano”: una strana mescolanza di indolenza e ferocia, di ironia e spietatezza, di fantasia e rozzezza, di approssimazione e determinazione; caratteristiche, queste, che la differenziano totalmente dalle altre associazioni criminali. Una banda costituita da giovani “borgatari” (i “Testaccini” e “Quelli della Magliana”, in perenne contrasto) che possono essere considerati i figli degeneri dell’ “Accattone” di Pier Paolo Pasolini. Il film – prodotto dalla Good Time e dall’Istituto Luce – è stato girato in alta definifizione (HD Panasonic con alcuni inserti in Dv-cam) con un budget ridottissimo, appena 500 mila euro.

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