Ferrara: simbolismo a Palazzo dei Diamanti

Il simbolismo è infatti una delle più importanti correnti artistiche della fine del XIX secolo.La mostra, organizzata da Ferrara Arte, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, è curata da Geneviève Lacambre, conservatrice onoraria del Musée d’Orsay, con la collaborazione di Luisa Capodieci e Dominique Lobstein. Un allestimento cronologico ripercorre i momenti salienti di quella eccezionale stagione artistica, facendola rivivere attraverso alcuni dei suoi temi più ricorrenti: la vita e la morte, lo scorrere del tempo, il sogno e la riflessione, il mistero e i grandi miti.La prima sezione del percorso è dedicata ai "precursori" del movimento, quegli artisti visionari che, poco dopo la metà dell’Ottocento, anticiparono la sensibilità simbolista creando opere gremite di simboli e raffinate allegorie. Convinti che la pittura non dovesse limitarsi a fornire una trascrizione della realtà e della natura, essi recuperarono la lezione dei maestri del passato e scelsero di indagare le dimensioni dell’interiorità, dell’immaginazione e del sogno. Tra loro spiccano: Moreau, con la sua la pittura preziosa ed erudita (L’apparizione); Puvis de Chavannes, autore di ieratiche rievocazioni di una perduta età dell’oro (Fanciulle in riva al mare); Böcklin, inventore di atmosfere sospese e romantiche (Sera di primavera); Rossetti, che dipinse fanciulle dalla bellezza ideale (Beata Beatrix); Burne-Jones, le cui ambientazioni in leggendari mondi cavallereschi stregarono il pubblico del tempo (La principessa addormentata); e Rops, ideatore di raffigurazioni ironiche e dissacratorie (La Morte al ballo).La seconda sezione della mostra presenta i più importanti protagonisti di questa stagione, tra cui: Redon, con le sue meravigliose creazioni sospese tra realtà e fantasia (Sulla coppa, Il carro di Apollo); Gauguin, creatore di un inedito e raffinato primitivismo (Siate misteriose, Conversazione); i Nabis, con la loro pittura fatta di eleganti arabeschi e colori fulgidi; gli artisti della Rosacroce, tra cui Khnopff (Who shall deliver me?, Segreto-Riflesso) e Delville (L’amore delle anime), sacerdoti di un’arte misteriosa e fuori dal tempo; gli animatori delle esposizioni del Groupe des XX e quelli della Libre Esthétique a Bruxelles, che ospitarono anche Rodin (La succube), Klinger (Paure, Filosofo, Cassandra) e Beardsley (Sigfrido, atto II); e, infine, i tedeschi Thoma e Von Stuck (Il peccato), gli artisti dell’Europa dell’est e Munch (Malinconia), che con i suoi quadri creò uno straordinario diario pittorico delle emozioni umane.La parte conclusiva della mostra illustra il perdurare dell’estetica simbolista oltre la soglia del Novecento. Accanto ad alcuni celebri maestri italiani, come Previati (Paolo e Francesca), Segantini (L’amore alla fonte della vita) e Pellizza da Volpedo (Lo specchio della vita), in questa sezione sono presenti Kupka e Mondrian (Fiore della passione), con opere del loro primo periodo simbolista, Munch, con due capolavori della maturità che preannunciano l’espressionismo (Ragazze sul ponte, Gelosia II), e, infine, gli artisti gravitanti nell’ambiente della Secessione viennese. Fra questi, List, Hodler (Il sentimento) e Klimt (Le tre età della donna), creatore di meravigliosi dipinti in cui il significato simbolico è affidato alla contrapposizione tra la preziosità delle linee e dei colori ed elementi figurativi di peculiare realismo. Dal 18 febbraio al 20 maggio 2007 a Palazzo dei Diamanti, la mostra "Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt" rimarrà aperta tutti i giorni, dalla domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00 e venerdì e sabato dalle 9.00 alle 22.00. Aperto anche a Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio. Ingresso: intero euro 9.00, ridotto euro 7.50, scuole euro 4.00.

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