Figli naturali e figli legittimi

Business people in front of New York State Courthouse

La soppressione nell’art. 467 c.c. delle parole “legittimi” o “naturali” non ha ampliato la sfera di coloro che possono subentrare al patrimonio del proprio ascendente , ma ha coordinato il codice civile con la nuova realtà: non esiste più una filiazione legittima privilegiata e maggiormente tutelata, in contrapposizione a una naturale.

Immediato riscontro si ha dall’art. 480 co. 2 c.c. sulla prescrizione del diritto di accettare l’eredità che, logicamente, decorre in caso di accertamento giudiziale della filiazione, non dalla data di apertura della successione, ma  da quella del passaggio in giudicato della pronuncia che accerta il rapporto di filiazione. Questa modifica riconosce legislativamente un principio che già era consolidato in giurisprudenza, per tutte si cita la sentenza Corte Costituzionale del 29.06.1983 n. 191.

Le modifiche recentemente apportate hanno eliminato ogni pregressa distinzione tra figli nati all’interno del matrimonio e figli naturali. Tale discriminazione, tra l’altro, risultava in contrasto con vari principi costituzionali, tra i quali gli artt. 3 e 30 della Costituzione, che garantiscono a ogni figlio la più ampia forma di tutela giuridica e sociale anche sotto l’aspetto dei diritti patrimoniali. Totale equiparazione anche per quanto riguarda i figli adottivi che se minorenni acquisiscono il titolo di figli nati all’interno del matrimonio.

Importante corollario, che si riflette sui diritti patrimoniali e successori, è l’estensione del vincolo di parentela per i figli nati fuori dal matrimonio, a tutti i soggetti appartenenti allo stesso albero genealogico.

I figli nati fuori dal matrimonio, attraverso il riconoscimento operato dal genitore, diventano così parenti di tutti i relativi familiari ed entrano di diritto nel loro asse ereditario.

In questo panorama normativo va inserito anche un recente provvedimento legislativo, il dlgs n. 154 del 28 dicembre 2013, che ha riformulato l’art. 316 c.c. introducendo il nuovo concetto di responsabilità genitoriale. Secondo una parte della dottrina questo nuovo intervento legislativo inciderà sull’istituto dell’affido condiviso, conferendo al giudice un maggior potere decisionale, circa la possibilità di prevedere l’affidamento esclusivo della prole a uno dei coniugi.

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