Finalmente Sanremo

Così, seduto in poltrona, anche ieri sera come negli ultimi decenni, ho atteso il rito usuale dell’apertura della kermesse canora. Stavolta, però, pur con tutta la buona volontà e le solite cattive intenzioni, sono stato spiazzato da un’edizione di tono ben diverso dalle precedenti. La coppia Bonolis Clerici ha condotto lo spettacolo con impeccabile professionalità, con la giusta dose di ironia e senza sbavature. La modella Felini, con le sue uscite improbabili ed un più che naturale timore delle telecamere è risultata umana e gradevole. Bella e sobria la scenografia, ben lontana dall’estetica circense degli anni passati. L’unico appunto, se mai, va fatto agli opinionisti presenti sul palco le cui uscite sono risultate talvolta insopportabilmente scontate e talaltra ermetiche. Il livello musicale visto, anzi ascoltato (da profano qual io sono), è risultato nella media delle precedenti edizioni ma con punte di originalità decisamente apprezzabili. Nicola Arigliano ha presentato un pezzo assolutamente al di fuori dei canoni delle canzonette sanremesi così come alieni dalla usuale banalità sono state le canzoni eseguite dalle Vibrazioni e da Renga. Piacevoli anche i brani del Dj Francesco e dei Matia Bazar, la cui nuova voce solista è una vera forza della natura. Mi rendo conto della carica fortemente trasgressiva di quel che sto per dichiarare e che mi ha spinto a scrivere di cose di cui non sono uso occuparmi, ma per una volta, forse per la prima volta, il Festival di Sanremo mi è piaciuto. Lo dichiaro quasi con disgusto di me stesso e non senza un certo pudore: è stata una bella serata. Complimenti Bonolis, di cuore.

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