Fino al 3 giugno Fiesole ospita de Chirico

Perciò tante opere da vedere, gustare e confrontare. Un consistente nucleo di dipinti dell’inventore della Metafisica, sedici per l’esattezza, fra i quali Cavalli in riva al mare del 1934, Castello di Rapallo del 1947, Interno metafisico con biscotti del 1950, Venezia del 1952, Trovatore del 1954, Piazza d’Italia del 1962 e Gli Archeologi del 1965.

Al loro fianco, troviamo le opere di alcuni dei grandi protagonisti del Novecento internazionale quali Massimo Campigli (La nave, 1931), Pietro Annigoni (La Siesta, 1942-45), Renato Guttuso (Lo Zolfataro, 1947), Ottone Rosai (Il gobbo alla finestra, 1938), Filippo de Pisis, Mario Sironi. Rilevanti pure le opere esposte dei fratelli Antonio e Xavier Bueno (fra cui il celeberrimo Ecce homo, 1944), Virgilio Guidi, Michele Cascella, Salvatore Fiume (Monumento alla pace, 1986) Giuseppe Migneco, Mino Maccari e Primo Conti.

Con quest’ultimo, altri illustri artisti fiesolani, di nascita o d’elezione, come Baccio Maria Bacci, Guido Peyron, Fernando Farulli e Leopoldo Paciscopi. La nascita, alla fine degli anni settanta, e l’immediata affermazione della Transavanguardia, sono qui rappresentati da notevoli lavori di Mimmo Paladino e Sandro Chia.

A conclusione dell’itinerario espositivo, uno sguardo alla scena contemporanea: Alberto Sughi, di cui non possiamo non notare le simpatie per de Chirico, nel confronto fra due sue opere che distano circa vent’anni,Ugo Nespolo, Luca Alinari, Antonio Possenti e Angiolo Volpe. Insomma, c’é tutto il materiale per studi comparati miranti a trovare linee che unifichino i percorsi lungo i quali si è mossa a partire dal secolo scorso la produzione artistica in Italia.

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