Formula Uno, 6 alla frutta?

Tutte le altre monoposto, tra le quali quelle della Toyota, della Renault e della McLaren, si sono presentate in griglia ma sono rientrate ai box al termine del giro di formazione. E’ questo l’ultimo risultato della guerra delle gomme, l’esasperata corsa alle prestazioni che mai come quest’anno sembra coinvolgere il settore delle coperture. Il caso Michelin è scoppiato venerdì, in seguito al gran botto di Ralf Schumacher durante la sessione delle prove libere. Nonostante i più scaramantici abbiamo dato la colpa ai numeri (venerdì 17, curva 13), in realtà l’incidente è stato causato dal cedimento della gomma posteriore sinistra. Sono bastate poche ore e la Michelin si è presa la responsabilità dell’accaduto. Gli pneumatici non erano adatti alla tracciato di Indianapolis, in gara non avrebbero garantito la sicurezza dei piloti per più di dieci o dodici giri. Ma il regolamento della FIA, sempre più blindato e complesso, permette l’utilizzo di un solo treno di gomme per Gran Premio. Inutile, quindi, la prontezza con la quale la Michelin ha spedito negli States delle nuove coperture, meno performanti ma più sicure. I tentativi di un accordo non sono mancati, ma la rottura con la FIA e l’organizzazione di Bernie Ecclestone è apparsa inevitabile fin dalle prime ore di domenica. Dai sette team che montano le gomme del produttore francese sono arrivate numerose proposte, tra le quali la creazione di una chicane alla curva 13 (la più impegnativa per le coperture), o quella di permettere la sostituzione degli pneumatici accettando di partecipare alla gara senza prendere punti per il Campionato. L’accordo, però, non c’è stato e i team manager, su suggerimento della Michelin, hanno deciso di non far correre i propri piloti. A farne le spese, in primo luogo, lo spettacolo. I primi a non digerire questa decisione sono stati i 150 mila spettatori arrivati ad Indianapolis da ogni parte degli USA. Tra fischi, insulti, bottiglie e lattine in pista, la gara si è comunque svolta, lasciando alla Ferrari una doppietta dal sapore piuttosto amaro. L’ordine di arrivo, manco a dirlo, ha visto le rosse di Maranello battere le due Jordan, quarta e quinta, e le Minardi, che hanno conquistato punti preziosissimi per la propria sopravvivenza in Formula 1. Ora non rimane che attendere gli inevitabili strascichi polemici che colpiranno la Michelin e la stessa Federazione, sempre più alle prese con un campionato in debito di ascolti e di spettacolo. Facciamo comunque i complimenti a chi ha avuto l’intuizione di fare una puntatina su Karthikeyan, il pilota indiano della Jordan, il cui arrivo in zona punti era dato da alcuni bookmaker fino a 1000/1.

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it

    E se vuoi scopri e condividi anche tu le ultime notizie di Attualità:

    Ancora nessun commento

JUGO > Attualità > Formula Uno, 6 alla frutta?