Funghi: raccolte record grazie alla pioggia

"La caduta della pioggia è stata abbondante anche in altre aree del Paese e ha acceso – sottolinea la Coldiretti – gli entusiasmi degli appassionati raccoglitori di funghi dopo che la ridotta piovosità e il caldo record di agosto avevano fatto temere il peggio".Nelle colline di Borgo Val di Taro, dove si raccoglie l’unico fungo a denominazione di origine italiano riconosciuto dall’Unione Europea, "il fungo di Borgotaro Igp", si sta registrando – rileva la Coldiretti – una vera e propria produzione record di porcini che stanno attirando folle di cercatori. Anche in Piemonte la raccolta dei funghi, iniziata in ritardo rispetto al solito, è a ora a pieno regime come pure nei monti della Sila in Calabria dove a Settembre è caduta dal 200 per cento al 300 per cento di pioggia in piu’ rispetto alla media di riferimento in Calabria. La situazione è invece a macchia di leopardo nelle altre zone del Paese anche se nel Lazio, un indicatore positivo è rappresentato dall’alto numero di automobili parcheggiate ai lati delle aree maggiormente indicate per la raccolta dei funghi. "Particolarmente "fertili" – continua la Coldiretti – risultano essere la zona dei monti Cimini nel Viterbese, dei monti Lepini e del Parco nazionale del Circeo nell’area pontina e dei monti Reatini".L’arrivo della pioggia dopo l’estate del 2009 che si è posizionata al quarto posto tra le più calde degli ultimi duecento anni ha giocato quindi a favore dei molti cercatori e buongustai che dedicano il proprio tempo libero nelle montagne e nei boschi italiani alla "caccia", nel sottobosco o sulle tavole, dei gustosi miceli. "La nascita dei funghi per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali – precisa la Coldiretti – terreni umidi senza piogge torrenziali e una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. L’attività di ricerca – afferma la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge in autunno moltissimi vacanzieri, ma svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di "professionisti" impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici. Si stima che – riferisce la Coldiretti – i quasi 10 milioni di ettari di bosco che coprono un terzo dell’Italia possano offrire una produzione di circa 30mila tonnellate tra porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità note agli appassionati."E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – sottolinea la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica".

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