Garlasco: tutto da rifare. La Cassazione non è convinta e nega l’assoluzione di Stasi.

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Assoluzione annullata, si ricomincia da zero. La Cassazione ha dato ragione al ricorso presentato dalla procura generale e dalle parti civili. A convincerla è stato il procuratore generale Roberto Aniello che nella ricostruzione dei fatti avrebbe individuato nell’allora fidanzato Alberto Stasi l’unico detentore di un movente plausibile. Il pg, oltre a riconoscere la tesi accusatoria “sorretta da validi motivi“, ha criticato la sentenza di assoluzione per mancanza di una logicità tale da impedire una chiara visione dei fatti. Egli ha inoltre descritto la  prova scientifica come “sopravalutata“.

I punti chiave della tesi accusatoria:

  • la mattina del 13 Agosto 2007 Alberto Stasi uccide l’allora fidanzata Chiara Poggi nella sua villetta di via Pascoli, a Garlasco;
  • la stessa mattina, Alberto Stasi fa diverse telefonate sia da fisso che da cellulare (7 in tutto), verso il numero fisso di casa Poggi. Verso le 13.26-13.27 è stata rilevata una sua chiamata con una risposta muta di 12 secondi;
  • preso dal panico, sospettando che la ragazza fosse ancora viva, torna sul luogo dell’omicidio;
  • di nuovo a casa Poggi, il ragazzo percorre  volontariamente le scale della casa evitando di sporcarsi le scarpe di sangue.

Il pg ha inoltre chiesto una nuova analisi del capello trovato nella mano di Chiara il giorno dell’omicidio.

Toccherà quindi ad Alberto Stasi, unico imputato, ripresentarsi nelle aule giudiziarie della Corte d’Appello di Milano per rispondere di queste accuse.

Non appena venuto a conoscenza della decisione, il ragazzo si dichiara “dispiaciuto” perché, commenta, “non si capisce il motivo di tale verdetto“. Il suo difensore Angelo Giarda, fiducioso in una nuova assoluzione, sottolinea che il desiderio di giustizia non potrà concludersi con una condanna di Alberto senza le necessarie prove.

Si ritiene invece contenta della riapertura del caso la famiglia Poggi, sentendosi più vicina alla verità.

Si tratta dell’ennessimo caso di cronaca a cui la Giustizia italiana non riesce (o non è ancora riuscita) ad attribuire un responsabile. Chiara Poggi come Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Roberta Ragusa, solo per citarne alcuni. Tra i più cinici c’è già chi paragona la certezza del processo italiano ad una roulette russa ed i fatti sembrano dargli ragione.

 

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