Gioielli di carta protagonisti alla Triennale

Curata da Alba Cappellieri e Bianca Cappello, l’esposizione è un viaggio in un mondo di carta piegata, ricamata, intrecciata, cucita, spugnata, plissettata, fustellata, riciclata, incollata e acquerellata. La carta assume così decori e forme insospettabili: rarefatte come gli origami di Nobuko Murakami, eleganti come i plissé di Janna Syvanoja e di Daniele Papuli o le gorgiere dell’olandese Nel Linnsen, fiorite come le geometrie di Sandra di Giacinto o materiche come le texture di Ritsuko Ogura, gioiose come i fiori di Ana Hagopian, i collage di Feroci Design o gli spettri del polacco Andrzej Szadkowski, concettuali come le composizioni di Fritz Maierhofer.Il gioiello di carta impone una riflessione sulla preziosità, non più affidata, come nel gioiello tradizionale, ai metalli e alle gemme bensì al progetto che rappresenta il filo conduttore della mostra. La vulnerabilità della carta si presta a riflessioni progettuali solitamente distanti dal mondo del gioiello come la sostenibilità, l’ecologia, la valorizzazione territoriale.Libero dal valore di scambio codificato dal mercato il gioiello di carta esplora linguaggi e temi trasversali a molte discipline: l’ornamento, il colore, la forma, la superficie, le texture. A questo scopo sono stati inclusi i lavori di sei designer, che solitamente si confrontano con l’arredo e la luce, che hanno realizzato i loro gioielli di carta appositamente per la mostra: Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti (deepdesign), Marco Ferreri, Miriam Mirri, Marco Romanelli con Marta Laudani, Paolo Ulian.

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