Giorgio Panariello e la scomparsa del fratello Franco tra dolore e ricordi

Giorgio Panariello

Rivedremo Giorgio Panariello in Tv da marzo, quando sarà il protagonista assoluto del nuovo one man show di Canale 5. In questo mese che manca al rientro sulle scene, però, il comico deve sgombrare la mente dal dolore provato per la perdita del fratello minore, scomparso la notte di Santo Stefano dopo una lunga lotta contro la dipendenza da eroina.

E’ anche per questo motivo che Giorgio Panariello ha deciso di parlare della vicenda in un’intervista a Vanity Fair e le sue parole non sono certo facili: “Mio fratello potevo essere io”.

La morte di Franco  diventa così un allarme sul rischio rappresentato dall’eroina. una droga di cui non si parla più. “Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e soltanto questa; la morte – ammonisce Giorgio Panariello -. Secondo, denunciare il fatto che non si parla più di un problema, quello dell’eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tantissima gente. Terzo, dire che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati”.

In pochi sanno, complice la simpatia di Giorgio Panariello, che la sua giovinezza è stata difficile, in quanto lui e suo fratello minore non hanno mai conosciuto il loro padre e sono stati abbandonati dalla madre dopo la nascita. L’unica fortuna di Giorgio fu quella di essere stato affidato ai nonni materni, mentre Franco passò i suoi primi 12 anni in istituto.

“La prima volta che ci siamo visti, nel 1972 – spiega Giorgio -. Io avevo dodici anni, lui undici. Fino ad allora non avevo mai saputo della sua esistenza. Quando mia madre mi aveva abbandonato, ero andato a stare dai nonni materni, che in casa avevano altri cinque figli. Quando era nato Franco, invece, i nonni non se l’erano sentita di accoglierlo, e lui era finito in collegio. Solo alla fine delle elementari venne a stare da noi. E io scoprii di avere un fratello”.

“Franco era incazzato con la vita perché in istituto, da solo, c’era stato lui, non io”, racconta l’attore a proposito dell’incontro con Franco che della sua esperienza in istituto non parlò molto. “Poco, aveva un carattere riservato. Ma abbastanza da capire che per lui era stato un calvario: i suoi problemi erano nati tutti là dentro. Ogni volta che litigavamo, infatti, tirava fuori il rancore covato in quegli anni di solitudine”.

Si è mai chiesto che fine avrebbe fatto, se fosse stato al suo posto? “Forse avrei fatto la sua stessa vita, e oggi a parlare con lei ci sarebbe Franco. O forse no, non lo so. C’è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo”.

Eppure qualcosa si è fatto per salvare Franco che dal tunnel dell’eroina sembrava esserne uscito: “è stato il classico fulmine a ciel sereno – spiega Giorgio Panariello -. So bene, però, che un drogato può anche essere fisicamente a posto, ma se non lo è psicologicamente, in maniera assoluta e definitiva, è tutto inutile: sarà sempre a rischio. Per salvarsi bisogna essere forti, e Franco era una persona fragilissima. Nel 2006, dopo sei anni passati a San Patrignano, sembrava ‘pulito’: durò poco. Poi, dopo tanti alti e bassi, compreso uno spaventoso incidente d’auto, eravamo riusciti a farlo entrare nella comunità di Don Mazzi, dove era rimasto fino al Natale 2010. Adesso pensavo fosse a posto, ma evidentemente dentro aveva ancora una scintilla che non si era spenta. Il 26 sera è tornata fuori la sua debolezza, e gli è stata fatale. Non si muore solo di overdose: se presa dopo tanto tempo, uccide anche una piccola quantità”.

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