Gli italiani preferiscono i farmaci di marca ai generici

pills for cure

Il consumo di farmaci degli italiani presenta alcuni aspetti interessanti, questo rivela l’Osmed  osservatorio sui farmaci, che fornisce dati sull’utilizzo delle medicine nel nostro paese. Gli italiani preferiscono quelli di marca ai generici, ovvero quei prodotti farmaceutici il cui brevetto è scaduto,  permettendo a tutte le altre  aziende di utilizzare lo stesso principio attivo (la molecola che agisce) cambiando nome, e dando la possibilità di avere un risparmio economico, ottenendo lo stesso risultato per la salute del paziente. La classifica stilata dall’osservatorio ci accomuna a paesi come la Grecia e l’Irlanda, con cui condividiamo altre cattive abitudini, allontanandoci dai più virtuosi d’Europa (Francia, Germania e Inghilterra). Riscontriamo poi un analogia tra paesi europei esemplari e regioni italiane virtuose, infatti le regioni che presentano un’alta qualità del servizio, accompagnata ad un basso costo di quest’ultimo per cittadino, hanno un consumo più alto di generici rispetto a quelli di marca.

Le regioni in questione ai primi posti sono il Veneto primo classificato e subito dopo Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, fa eccezione solo la Lombardia dove si riscontra un alto numero di farmaci “griffati”. Difficile stabilire le ragioni di questo comportamento per quest’ltima regione, si potrebbe pensare oltre alla forza dell’abitudine, associata con un maggiore benessere enomico della popolazione residente, la quale preferirebbe pagare senza tante remore il sovrapprezzo, oppure l’influenza culturale della politica regionale in fatto di sanità, che ha portato ad un equiparazione dell’offerta privata rispetto a quella pubblica, abituando il paziente a pagare per ricevere assistenza. A preoccupare sono i dati provenienti da alcune regioni del sud, Sicilia, Sardegna, Calabria e Campania, dove l’uso del generico rappresenta una “sporadica abitudine” solo il 30% del totale, aggravando una spesa sanitaria già preoccupante di suo.

Da dove partire per ribaltare questa situazione, che riflette una realtà dove alla cattiva gestione politica della sanità non immune da corruzione, si associa un ignoranza della popolazione che in alcuni casi preferisce pagare di più per ottenere in fin dei conti lo stesso prodotto. Sicuramente dai medici di base che è necessario da un lato sensibilizzare al problema, e dall’altro controllare per contrastare gli “argomenti” proposti dalle multinazionali del farmaco interessate solo al profitto. Infine la questione riguarda ognuno di noi, che può scegliere tra informarsi e avere un comportamento consapevole incidendo su una piccola porzione di realtà, oppure lamentarsi dicendo che “qualcuno deve fare qualcosa”.

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    2 commenti

    1. camiweb scrive:

      condivido il punto di vista di chi scegli i farmaci brand.. c’è molta disinformazione in materia. farmaci equivalenti e farmaci brand non hanno gli stessi effetti e proprietà per tutte le patologie. ad esempio possono cambiare i principi attivi presenti che inficiano l’efficacia.. consiglio di guardare questa video intervista http://www.youtube.com/watch?v=X034rEgT5eQ&feature=c4-overview&list=UUrwb7igZviS3_R3dh7j1Hag si tratta del prof Gallelli che spiega nel dettaglio la differenza a la normativa in materia.

    2. NICO scrive:

      Non è la prima volta che articoli del genere creano confusioni sul mercato dei generici, eludendo la realtà dei fatti. in Italia, al contrario di altri paesi, oltre al generico semi branded (quello che nell’articolo chiamano generico) esistono le copie o farmaci equivalenti (che nel resto d’Europa non esistono). Quest’ultimi hanno lo stesso prezzo di riferimento dei generici pertanto vanno annoverati a tutti gli effetti tra i farmaci generici. Dalla somma di questi sottogruppi si arriva ben oltre il 60% di quota di mercato e quindi l’Italia è molto più virtuosa di altri paesi europei.

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