Greenpeace: contaminanti nel grembo materno

Secondo Vittoria Polidori, responsabile Campagna Inquinamento Greenpeace, questo dimostra l’inefficacia delle regolamentazioni sulle sostanze chimiche che, una volta prodotte, tornano nell’ambiente creando rischi per tutti gli animali, uomo incluso. "Oggi abbiamo l’opportunità di cambiare le cose", sostiene la Polidori, che tra l’altro si è sottoposta lei stessa alle analisi. "È in corso di revisione all’Unione europea la normativa sulle sostanze chimiche, che se opportunamente rinforzata potrà fornire lo strumento utile alla nostra tutela". In questo senso Greenpeace chiede di adottare l’obbligo di sostituzione dei composti dannosi per l’uomo e per l’ambiente quando alternative più sicure siano già disponibili. "Ftalati, ritardanti di fiamma e muschi artificiali – commenta il dottor Giuseppe Latini, direttore dell’Unità Operativa Neonatologia all’ Ospedale Perrino di Brindisi – sono sostanze persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente tossiche, capaci di attraversare la placenta. Sono state trovate anche nel sangue del cordone ombelicale e nel liquido amniotico e possono mettere a rischio lo sviluppo del feto". A sottolineare l’importanza dell’iniziativa di Greenpeace è anche il prof. Pietro Quattrocchi, presidente del Comitato Etico dell’Ospedale Fatebenefratelli, che grazie ad essa punta a rinforzare l’imperativo etico di coniugare la cura delle fonti della vita con la cura dell’ambiente: "Il documento di Greenpeace illustra ancora una volta l’importanza di prevenire anziché intervenire solamente quando i danni sono già irreparabili".

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