Greenpeace contro Steve Jobs e l’iPhone

Le accuse di Greenpeace arrivano sulla scia dei risultati ottenuti delle analisi effettuate sui componenti dell’iPhone commercializzato negli Stati Uniti nel maggio del 2007. "I risultati sono preoccupanti – spiega Greenpeace – in quanto l’iPhone è pieno di PVC, cloro, ftalati e molti composti ritardanti di fiamma a base di bromo". Il dispositivo è invece in linea con la normativa europea per quanto riguarda i metalli e due composti ritardanti di fiamma. "Ma la presenza di cloro e ftalati – prosegue l’Associazione – dimostra che l’azienda non ha fatto nulla per onorare l’impegno a eliminare tutti i composti a base di bromo e il PVC entro la fine del 2008, neanche sulle nuove linee di prodotti".Sempre Greenpeace avverte inoltre di una particolarità legata alla batteria dell’iPhone, "insolitamente" saldata al telefono stesso. "E’ una modalità che ostacola la sostituzione della batteria – spiegano dall’Associazione – e determina una maggiore difficoltà nella separazione della batteria per avviarla al riciclo o per smaltirla in modo appropriato, aggiungendo un ulteriore carico inquinante ai rifiuti elettronici". Greenpeace chiede quindi che Steve Jobs confermi l’impegno preso a maggio 2007 e faccia ora in modo di eliminare tutti i materiali e le sostanze pericolose dai suoi prodotti… e di reinventare il suo iPhone.

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