Guggenheim di scena a Roma

Solomon, figlio di Meyer Guggenheim uno dei magnati dell’industria mineraria americana, e sua moglie Irene Rothschild, collezionavano arte come la maggior parte delle famiglie altoborghesi
dell’epoca, non avendo in mente qualcosa di preciso e non seguendo i consigli di esperti in materia. Entrando in contatto con Hilla Rebay nel 1927, si avvicinarono alle tendenze avanguardiste del momento storico.
“La non oggettività sarà la religione del futuro” Hilla sosteneva, volendo avvalorare il concetto che
l’arte esprime una verità profonda anche senza la rappresentazione dell’oggettività del mondo. Hilla divenne la consulente artistica di Solomon e della moglie e li accompagnò in numerosi viaggi in Europa per la visita di studi artistici del calibro di Kandinskij e Marc
Chagall.  L’idea iniziale fu quella di creare una grande collezione da donare al Metropolitan Museum, ma con il tempo Solomon si decise a creare un museo proprio. Nacque
l’idea affidata a Wright di creare un edificio unico, una sorta di monumento. L’inaugurazione della struttura sulla Fifth avenue avverrà nel 1959. La forma a spirale che volge verso il cielo rappresenta la meraviglia per
l’arte e per la sua più autentica rappresentazione. Il percorso dello spettatore verso un’immaginaria illuminazione dello spirito. Nel corso degli anni la collezione si amplifica anche grazie
all’intervento di direttori e curatori e dei collezionisti (Dreier, Nierendorf, Panza di Biumo, Mattioli…) che ne hanno fatto un punto di riferimento nel mondo.
Non solo puro astrattismo, ma un unico percorso
nell’arte contemporanea. Ripercorrere le tappe della famiglia Guggenheim e del loro contributo alla storia
dell’arte sarebbe un discorso molto lungo che meriterebbe uno spazio adatto, anche se pur sempre affascinante.
Concentriamoci su alcuni degli 83 capolavori esposti in questa mostra a Roma. Si passa dai toni impressionisti della
“donna con il pappagallo” di Renoir al viaggio onirico di Chagall nel suo “il calesse
volante”; dalle linee pure di Mondrian alla bellezza della “donna dai capelli
gialli” di Picasso; dal surrealismo nell’essenzialità delle forme di Rothko alla follia acuta e lirica dei tratti di Pollock. Un viaggio che corre da Manet e Van Gogh fino a giungere a Rauschenberg, Lichtenstein, Warhol. Un viaggio che ripercorre un secolo d’arte e passione per il bello.
Da intraprendere, indubbiamente.
Andrea Lanari

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