Ho Chi Minh City (parte I)

Un autista mi conduce in hotel. Oltre i vetri le immagini scorrono a velocità indistinta. Sono il jet-lag e il continuo fluire di questa massa umana che attraversa le strade in continuazione, a stordirmi. Mi sembra di essere stato catapultato in un film degli anni venti. Ho bisogno di un dormire.
L’indomani mi dedicherò all’esplorazione di questa metropoli. L’architettura degli edifici è d’indubbio stampo francese. La colonizzazione di questa parte del pianeta ha lasciato indiscutibilmente le sue tracce. Dallo stile provinciale delle meravigliose ville nascoste tra giardini lussureggianti ai grandi edifici spesso adibiti ad uffici ed a multinazionali, impossibile non rimanerne affascinati.
Unico consiglio per scoprire questa meravigliosa città orientale, è quello di girovagare senza meta. Inutile fare un programma, segnalare luoghi di visita, stilare itinerari.
L’anima vera di questa città è nelle strade, tra la sua gente, nel quotidiano, nei piccoli gesti.
Lo scorrere della vita è di un fascino esotico indiscusso e senza tempo. In alcuni marciapiedi sotto gli alberi gli uomini si fanno radere la barba. Alcune donne sulle terrazze e nei balconi in ferro battuto fanno
people-watching. Quest’attività rilassa, ritempra e per me arrichisce chiunque possiede una buona dose di curiosità. Poter assaporare questi squarci di vita, affranca lo spirito.
La cosa che più mi ha colpito è il brulicare continuo nelle strade. Motociclette, carretti, biciclette, risciò, una perenne processione di donne, uomini, bambini, a cavallo di qualsiasi mezzo di locomozione.
E’ quasi impossibile in certi momenti riuscire ad attraversare i bellissimi viali alberati.
L’incessante e frenetico corteo sembra non finire mai. Mi siedo in una piccola caffetteria e osservo questo ininterrotto deflusso. Un ragazzo sopra la sua motocicletta trasporta una trentina d’oche vive che starnazzano. Un uomo anziano ha appoggiato al suo risciò un albero con tanto di radici, rami e foglie. Famiglie intere sopra motorini rumorosi. Bambini che trasportano noci di cocco e frutta tropicale. Milioni di biciclette a perdita
d’occhio. Sembrano mandrie, eserciti, formiche. Una ragazza con il classico vestito di seta bianco pedala sicura, sembra quasi un angelo in mezzo ai colori, al chiasso, alla polvere.
Andrea Lanari

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