Ho Chi Minh City (parte II)

Non è importante la quantità, ma il semplice gesto. La luce filtra da una finestra e
l’atmosfera trascende alla beatitudine. Schiere di negozi d’artigianato si susseguono. Sete, oggetti di ceramica pregiata, di carta di riso, di legno, d’argento, di giada, di lacca. Impossibile resistere allo shopping. Persino il contrattare acquista un valore diverso. Non
c’è arroganza, l’insopportabilità della trattativa portata all’estremo. C’è gentilezza e grazia.
C’è voglia di conoscersi reciprocamente, c’è timidezza e dolcezza. Mi perdo tra i sorrisi delle commesse che accorrono più per curiosità che per opportunità. Strano che tutto sia pagato in dollari americani. Soprattutto per quello che la guerra tra Usa e Vietnam ha seminato in questa nazione. Dolore, distruzione, morte. Unici segni rimasti il War Remnants Museum e la rete di tunnel sotterranei dei
“vietcong”. Sembra tutto così lontano, eppure sono passati solamente trent’anni.
Il Museo della Guerra racchiude alcuni orrori dimenticati. Sembra solo alcuni film di Hollywood riescano ancora a farceli rivivere. Munizioni, fucili, carri-armati, le foto delle distruzioni, del napalm, dei danni che questa tragedia ha causato.
C’è una stanza in cui in teche di vetro sono custoditi i bambini nati morti con malformazioni indescrivibili. Un monito perpetuo e indelebile
all’oscenità della guerra. Cu Chi Tunnel è una rete di tunnel nei quali i “vietcong” si nascondevano per controllare le linee americane e per sferrare attacchi a sorpresa.
Ora è stato decretato monumento nazionale. Tre livelli sovrapposti che si sviluppano per 250 chilometri sotto terra, accessibili da botole minuscole e introvabili. Cucine, stanze dormitorio, spazi comuni. Un mondo sommerso e misterioso ancora oggi. Una prova d’orgoglio e di coraggio di questo popolo.
Ho Chi Minh City è una città in cui bisogna assolutamente lasciarsi trasportare
dall’istinto. Seguire la scia delle biciclette, avventurarsi in qualche mercato in cerca di oggetti unici e di rara raffinatezza. Entrare da un rigattiere che vende mobili cinese dei primi del novecento a prezzi incredibili. Assaggiare un sorso del liquore di serpente. Perdersi in un vecchio quartiere senza tempo, in cui non sei uno straniero, ma in ogni caso
un’ospite. Assaggiare la cucina in uno dei numerosi ristoranti. Questa città si sta velocemente modernizzando, lasciando spazio ai capitali stranieri, alle multinazionali, al turismo. Ma nella sua gente curiosa e gentile, discreta e generosa, vive
l’essenza della tradizione e di una grande dignità. Un gruppo di bambini mi sorride davanti
all’entrata di una scuola. Mi salutano tutti con grande affetto, calorosamente. E il loro sguardo sincero mi legherà per sempre a questa terra.
Andrea Lanari

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it

    E se vuoi scopri e condividi anche tu le ultime notizie di Attualità:

    Ancora nessun commento

JUGO > Attualità > Ho Chi Minh City (parte II)