I giovani e l’alcool: i dati

Una tendenza negativa, quella dell’età del primo bicchiere, che spesso non è indice della dipendenza, ma che denota un’estrema facilità nel reperimento degli alcolici. A parziale conforto arriva il dato che solamente il 7% ammette di bere fino ad ubriacarsi almeno 3 volte la settimana, contro il 36% dei teenagers danesi. Negli ultimi anni, a contribuire all’avvicinamento dei giovani all’alcool sono stati gli aperitivi e gli alcopops (a basso tasso alcolico), dei quali l’uso è aumentato del 32,7% dal 1998 al 2001. Dal convegno emerge anche un identikit del giovane italiano che fa uso di alcolici, anche lontano dai pasti, e corrisponde ad un individuo maschio, del nordest e di età tra 20 e i 25 anni. Un dato arricchito dall’analisi degli usi e costumi dei giovani, da cui si nota come i ragazzi preferirebbero, nella maggioranza dei casi, la birra, mentre tra le ragazze è diffuso il consumo di vino e aperitivi. Una serie di dati che devono far riflettere, ma che non significano alcolismo, piaga che riguarderebbe “solo” il 7% degli italiani (in linea con l’Europa meridionale), contro il 42% dei danesi e il 38% del Regno Unito. Un fenomeno, quello dell’alcolismo, che può essere diviso in 2 categorie, come sottolinea lo psicobiologo americano Robert Cloninger (Washington University). Nella prima si collocano coloro che perdono il controllo nel bere e che sono caratterizzati da un inizio tardivo, mentre la seconda è composta da soggetti con un inizio molto precoce e nel quale alla ricerca compulsiva dell’alcol si associano comportamenti antisociali. Il soggetto che appartiene alla prima categoria inizia a bere dopo i 25 anni ed ha una personalità ansiosa, cerca di calmare le paure e i problemi nel confronto con gli altri assumendo alcool. La seconda categoria riguarderebbe soprattutto i maschi, spinti dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni e soggetti a stati depressivi. A sollevare gli animi e a lenire la preoccupazione per il problema dell’alcool è intervenuto il prof. Enrico Tempesta, presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool, che ha sottolineato come in Italia esistano dei fattori culturali protettivi, che portano il gruppo a disapprovare, sino ad escludere, i coetanei che si ubriacano. Quello che emerge dal convegno "I giovani e l’alcool" è quindi uno scenario non preoccupante, ma al contempo una situazione che deve essere monitorata costantemente.

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