I ‘magnifici’ 7 di Legambiente

Come per esempio utilizzare la leva economica per disincentivare l’utilizzo della macchina sempre e ovunque, misure quali il road pricing londinese o il pedaggio su alcune statali fino ad arrivare a concepire una diversa politica di tarriffazione della sosta. Ma anche una legge obiettivo per la mobilità urbana, vincolando almeno un 25% della spesa nazionale per le opere pubbliche nel settore trasporti per la realizzazione di reti per il trasporto rapido collettivo nelle città. E ancora, trasformare in corsia preferenziale almeno il 50% dei chilometri di rete di trasporto pubblico per le grandi città e il 20% dei piccoli centri. Dedicare un’isola pedonale a ogni quartiere e prevedere la costruzione di piste ciclabili per promuovere la mobilità pulita. Una diversa pianificazione territoriale tra tutte le modalità di trasporto e soprattutto puntare di più sulla tecnologia: un semplice sistema satellitare può ad esempio informare i cittadini sui servizi disponibili. Ultimo, ma non meno importante, dare più importanza ai servizi innovativi come il car sharing, i taxi collettivi o i bus a chiamata. “Misure indubbiamente coraggiose, – spiega Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – che però sono ormai necessarie per superare una volta per tutte l’emergenza che con puntualità svizzera attanaglia i centri urbani”. A cosituire uno degli elementi più critici per le città è infatti la densità automobilistica. Dopo una ripresa della crescita nel 2001 (+1,5%), nel 2002 il numero di auto circolanti nei 103 comuni capoluogo sembra sostanzialmente stabilizzarsi (+ 0,5%), senza ripetere il boom degli anni novanta, in cui si sono raggiunti per la prima volta i dieci milioni e mezzo di vetture. Il tasso di motorizzazione è ovunque elevato. Dal censimento annuale di Legambiente, Ecosistema urbano 2005, si evince proprio che con 63 auto ogni 100 abitanti, i 103 comuni capoluogo confermano un dato medio nettamente superiore a quello nazionale (56). Ormai solo Venezia registra un tasso inferiore alle 50 auto per 100 abitanti, mentre in ben 70 città si supera il valore di 60 auto ogni 100 abitanti. Sono 7 (Latina, Perugia, Biella, Viterbo, Roma, Aosta) le città con oltre 70 auto ogni 100 abitanti. Per quanto riguarda, invece, la qualità degli standard di emissione del parco macchine italiano, i dati ACI 2001 (classificazione COPERT III) rilevano una situazione che varia a seconda della differente età media delle autovetture in circolazione. Mentre al Nord la percentuale di autovetture che rispettano i cosiddetti standard “Euro1″, “Euro2″ ed “Euro3″ è del 63% (34% le sole Euro2; 8% le Euro3) ed al Centro del 59% (32% le Euro2; 9% le Euro3), al Sud e nelle Isole scende al 47% (24% le Euro2; 5% le Euro3). Ecco secondo Legambiente e il motivo per cui l’inquinamento da polveri sottili mostra una criticità diffusa: in 38 comuni su 71 (54%), almeno una centralina ha registrato un valore medio annuo superiore al valore limite per la protezione della salute umana di 43.2 mg/mc previsto dalla direttiva comunitaria per il 2003. La situazione peggiora rispetto all’anno precedente, quando i comuni che non rispettavano il limite (di 44,8 previsto specificatamente per il 2002) erano il 45%. “In questo panorama generale – commenta Della Seta – non decolla il trasporto pubblico che rispetto al 2002, registra un incremento del solo 1.4% per quanto riguarda il numero totale dei passeggeri trasportati nell’insieme dei comuni capoluogo di provincia”.

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