I Politici italiani e Internet

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Come si è più volte detto, la cifra distintiva del Movimento 5 Stelle è il suo utilizzo della rete. Grazie a internet quello che era un movimento con scarsa, se non nulla visibilità nei media tradizionali, si è di fatto imposto al dibattito nazionale (non c’è un giorno che non si parli dell’ultima dichiarazione di Grillo o di un deputato 5 Stelle). Ma della rete, il movimento dell’ex comico genovese ha fatto anche una retorica che secondo diversi osservatori svuota di senso lo spirito originario della rete. L’utilizzo di Grillo infatti fa pensare a una logica televisiva: la comunicazione del suo famoso blog è a senso unico, infatti l’autore dei post non interagisce mai con i commentatori. Qualcuno parla di populismo digitale.

E i politici più “tradizionali” come si sono adattati al nuovo che avanza? Possiamo notare come, abbandonate le piattaforme più strutturate (come portali o siti centralizzati del partito), i politici italiani abbiano identificato nel web social il nuovo modo di esprimersi. Questo fa pensare, in linea con l’insofferenza popolare verso le tradizionali strutture della politica (i partiti), che i politici vogliano organizzare la propria comunicazione in una forma maggiormente personalistica.

Questa impostazione da un lato favorisce l’emergere del carisma personale ma dall’altro li espone inevitabilmente a ingiurie e contumelie dell’elettore. E’ questo che ha indotto molti commentatori a parlare di violenza nella rete.

La gestione del dissenso è uno dei nodi cruciali che il politico 2.0 deve saper padroneggiare. I politici più abili mostrano di conoscere le grammatiche della rete usando l’arma dell’ironia più che della polemica (ricordate l’antico adagio “don’t feed the troll”?).

Interessante l’utilizzo che si sta facendo nella recente campagna elettorale per il sindaco di Roma di pagine a carattere satirico che vengono guardate con simpatia dagli stessi candidati: “Coatti per Marino” e “Arfio Marchini”.

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