I social network e la lingua italiana

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E’ un dato di fatto che una lingua cambia e si rinnova continuamente  (ad esempio l’italiano di Dante è sicuramente diverso da quello nostro)  ed in questo processo le parole vecchie, ormai desuete e cadute in disuso, lasciano il posto a quelle nuove, vengono creati dei neologismi e vengono introdotti nuovi termini (soprattutto prestiti da lingue stranere) .

Con l’avvento del Web 2.0, che ha reso il web un luogo sociale in cui l’utente oltre a consultare informazioni diventa a sua volta autore di informazioni,  e con la diffusione dei social network, la lingua ha subito un drastico mutamento. Si è infatti evoluta rapidamente introducendo numerose parole e, questa nuova lingua che è venuta formandosi, si è imposta prepotentemente nelle nostre vite.  I digital born (coloro nati in piena era digitale) hanno trovato  questo nuovo modo di parlare un fatto totalmente naturale, cosa che non si può dire per coloro che avevano poca familiarità con un computer.

Oggigiorno vengono usati quotidianamente termini come “twittare“, “taggare”, “postare”, “account”, “link”, “poke” o “followers”, tutti strettamente legati all’ambito dei social network e si potrebbe parlare in questo senso di una “social lingua”. Come avrete notato, tutti questi termini non presentano alcuna radice o somiglianza con parole italiane, ad eccezione della desinenza -are nei verbi, ma piuttosto sono prestiti dell’inglese. Questo accade perchè l’inglese è la lingua in cui è nato e si è evoluto il web e rimane tutt’ora la sua lingua preponderante.  Pensiamo ad una possibile traduzione di queste parole: per esempio il corrispettivo italiano, e non italianizzato, di “twitter” sarebbe “cinguettio” e di conseguenza “twittare” sarebbe “cinguettare”! Di certo una soluzione che nessuno avrebbe mai pensato di usare perchè decisamente poco accattivante.

Nei social network inoltre la lingua italiana viene spesso sostituita dai vari dialetti locali. Grazie ai social network c’è stata quindi una rivalza del dialetto sulla lingua, divenendo anch’esso una “lingua” scritta e non solo prevalentemente parlata. In realtà non è il dialetto che acquista una sua forma scritta ma piuttosto il social network esige una lingua più diretta, più spontanea, come il dialetto appunto. D’altronde il social network è come una piazza, un luogo sociale, in cui ognuno si può esprimere come meglio crede dando più o meno enfasi ai suoi discorsi.

 

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    1 commento

    1. marco scrive:

      twittare va benissimo, ma digital born assolutamente no, ritengo sia un asservimento culturale a una lingua straniera assolutamente provinciale, chiamare fashion week la settimana della moda è umiliante, chiamare wedding cake la torta nuziale è sconcertante, notare che i cartelli di Merry Christmas superano quasi quelli con scritto Buon Natale è triste; usiamo l’inglese solo per i termini che ragionevolmente lo richiedono, salvaguardiamo la nostra lingua e la nostra identità per il resto; i europa le lingue definite ufficialmente “accettabili” sono l’inglese, il francese e il tedesco, nonostane la nostra importanza manca l’italiano proprio perchè soffriamo di provincialismo, e di un complesso d’inferiorità, infatti proprio Dante sosteneva: ” Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! “

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