IBM: Italia lenta nell’e-readiness

Dall’indagine "Maintaining Momentum", effettuata in 70 nazioni, è infatti emersa un’Italia impreparata a cogliere con tempismo ed efficacia i vantaggi del progresso tecnologico. Il nostro Paese risulta infatti al 25esimo posto, con un tasso di E-readiness pari a 7,55 su 10, mentre gli Stati Uniti che guidano la classifica toccano 8.95 punti, seguiti a breve distanza da Hong Kong (8,91) e Svezia (8,85). Più in generale, è tutta l’Europa Occidentale in posizione stagnante, mentre i Paesi dell’area Asia-Pacifico continuano la fase di ascesa.Per quanto riguarda la posizione dell’Italia nelle 6 categorie chiave prese in esame – infrastrutture tecnologiche, contesto di business, fattori socio-culturali, quadro legale di riferimento, policy e vision del governo, modelli di consumo e del business – il nostro Paese appare nella top ten globale solo in relazione al “quadro legale di riferimento”, collocandosi al primo posto tra gli stati dell’Europa Occidentale e all’ottavo a livello mondiale.Per quanto riguarda le altre categorie l’Italia ha una classifica tutt’altro che lusinghiera, come ad esempio per le infrastrutture tecnologiche in cui il 13esimo posto a livello europeo e il 23esimo a livello mondiale la collocano tra le peggiori fra le economie avanzate. Peggio va se si prende in considerazione il contesto tecnologico, dove l’Italia è il fanalino di coda a livello europeo – al pari della Grecia – e precipita al 41esimo posto nel mondo. Un leggero miglioramento si riscontra nelle categorie fattori socio-culturali (12esima piazza a livello europeo, 20esima mondiale), policy e vision del governo (rispettivamente 13esimo posto e 23esimo) e modelli di consumo e del business (15esima posizione europea e 27esima mondiale).Un’ulteriore indicazione viene fornita dal trend relativo al punteggio conseguito dall’Italia nel periodo 2001-2008, che segnala un andamento sostanzialmente stabile – salvo alcune oscillazioni nel biennio 2003-2005 – con una lieve tendenza positiva a partire dalla seconda metà del 2005.Secondo gli esperti che hanno curato la ricerca, per migliorare la propria posizione all’Italia viene raccomandata: una politica di investimenti strategici in infrastrutture, attuata in stretta collaborazione dal governo centrale e da quelli locali; una stretta partnership tra pubblico e privato per assicurare un sicuro progresso in tutte le aree interessate dalla ricerca e il sostegno a progetti d’eccellenza.

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