Icann: no al suffisso ‘.xxx’ per i siti a luci rosse

Ad osteggiare la nascita di una "zona calda" in Internet sono stati alcuni movimenti religiosi e le associazioni anti-pornografia, ma soprattutto il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti che ha "bloccato" l’iniziale approvazione della stessa Icann. A distanza di oltre 5 anni dalla prima proposta, infatti, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers aveva appoggiato la nascita del suffisso ".xxx", per il quale era stata anche scelta la modalità del passaggio: i gestori di siti a luci rosse sarebbero passati dalle attuali estensioni (.com, .it, ecc.) al nuovo ".xxx" solo volontariamente. L’intervento del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti è però bastato ad annullare i passi fatti e a cancellare ogni speranza di ICM di veder nascere il nuovo suffisso.Paul Twomey, a capo dell’Icann, ha motivato la decisione dell’organizzazione che gestisce i domini e i nomi commerciali in Rete come atto di tutela da possibili problemi di natura legale, dovuti alle differenti leggi che regolano la pornografia nel mondo. Bisogna comunque sottolineare che la "ghettizzazione" del porno non era ben vista, oltre che dagli oppositori del genere, neanche da coloro che alimentano questa industria dalle uova d’oro. Al momento della prima approvazione, infatti, l’Icann aveva annunciato che l’arrivo del suffisso ".xxx" avrebbe comportato anche maggiori controlli dei siti che si sarebbero appoggiati alla nuova estensione. Tutti contro l’ICM, quindi, per un suffisso che evidentemente non s’aveva da fare.

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