ICT: per la Reading ci vuole più impegno

Secondo la Reading, infatti, occorrono migliori strategie per sfruttare le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) al fine di trarne pieno vantaggio. Per questo motivo, i paesi della comunità europea devono moltiplicare gli sforzi per migliorare l’accesso alle connessioni internet a banda larga, agevolare la circolazione dei contenuti digitali in tutta l’Unione europea, liberare lo spettro radio per nuove applicazioni, integrare la ricerca e l’innovazione e ammodernare i servizi pubblici. Le ICT rimangono comunque il settore comunitario più innovativo e a maggiore intensità di ricerca dell’Unione europea, avendo rappresentato il 25% dello sforzo di ricerca totale e il 5,6% del PIL nel periodo 2000-2003.Le ICT sono inoltre all’origine di almeno il 45% degli incrementi di produttività realizzati dall’Unione nel periodo 2000-2004. Tutti gli Stati membri giudicano quindi prioritarie nei loro programmi nazionali di riforma le politiche in materia di ricerca e innovazione. Tuttavia, per sostenendo una più ampia adozione delle ICT, tali programmi omettono di imprimere nuovo impulso alle politiche della società dell’informazione o di prendere in considerazione volani della crescita quali la convergenza delle reti, dei contenuti e dei dispositivi digitali.Viviane Reding ha dichiarato: "Ritengo che i progressi compiuti dalle politiche europee per l’economia digitale non siano ancora sufficienti. È vero che incominciamo a vedere i primi risultati della politica comunitaria volta a promuovere la concorrenza e gli investimenti nei mercati delle telecomunicazioni, però suscita preoccupazione il ritardo dell’Europa rispetto ai suoi concorrenti nella ricerca sulle ICT, con investimenti che ammontano ad appena la metà di quelli degli Stati Uniti". Sempre secondo la Reading, infatti, attualmente le ICT contribuiscono alla crescita della produttività europea in misura minore di quanto facessero dieci anni fa. L’invito della commissaria europea per la Società dell’informazione e i media è quindi rivolto a tutti i leader europei, affinché questi diano il massimo impulso alla realizzazione dei programmi nazionali di riforma del settore, senza rifuggire la concorrenza degli altri paesi nel campo delle telecomunicazioni. Anche così, insieme all’aumento degli investimenti, si potrà dare maggiore impulso a tutto il settore.

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