Il 55% contro gli animali clonati nel piatto

L’8% ritiene poi che la scienza ha dimostrato che questi alimenti sono perfettamente equivalenti agli altri ed è quindi necessario consentirne la vendita senza alcun tipo di indicazione, mentre l’1% non è in grado di dare una risposta. "Se da parte dell’Onu viene l’invito alla comunità internazionale a mettersi d’accordo su un’eventuale messa al bando mondiale della clonazione umana, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) ha già dato l’autorizzazione alla libera circolazione degli alimenti frutto delle clonazioni che non dovranno essere distinti dagli altri con etichette particolari e la stessa Commissione europea – riferisce la Coldiretti – ha chiesto all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e al Gruppo europeo sull’etica di aggiornare il loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini della semplice ricerca".La stessa Coldiretti ricorda poi che la clonazione riguarda già molti animali da allevamento e, tra l’altro, oltre alle pecore è stata annunciata recentemente la clonazione "stabile" di un maiale per quattro generazioni dal genetista giapponese Hiroshi Nagashima dell’Università Meiji di Tokyo, mentre sperimentazioni sono state effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche un muflone selvatico. "Serve una adeguata regolamentazione per escludere che – sostiene la Coldiretti – latte, formaggi e carne arrivino inconsapevolmente nel piatto dei cittadini. Si tratta di un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi".

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