Il bullismo e il suicidio indotto

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Il bullo sceglie la vittima per una caratteristica che lo porta ad essere “diverso” dalla massa, possono essere dei kg in più, la macchinetta ai denti, oppure degli orientamenti sessuali. Questi atti di sopruso e violenza spesso portano a chi le subisce, a credere che l’unica via di fuga sia il suicidio.

Il fine di questa violenza è la distruzione psicologica della vittima. Si semina il terrore verso “lo sfigato”, facendolo sentire debole, indifeso e solo. La solitudine in queste situazioni è reale, in quanto questi atti di violenza si subiscono in silenziomentre gli altri ridono. Infatti il bullo mira a deridere o a picchiare la vittima proprio di fronte a tutti, rendendolo ridicolo e stupido agli occhi degli altri, i quali a loro volta diventano complici passivi e alimentando la sua presunzione con  indifferenza e risatine.

La quotidianità diventa un incubo, ci si reca a scuola sapendo che c’è l’intenzione da parte di qualcuno di creare un disagio. La dignità viene calpestata, derisa e violata attraverso bigliettini di minacce, disegni di morte sui banchi, insulti, dispetti, schiaffi, umiliazioni.

Col tempo cresce odio e rancore anche e soprattutto verso se stesso. La vittima inizia ad odiare i kg in più, le sue tendenze omosessuali, la macchinetta ai denti. Si convince che se gli altri non lo accettano è tutta colpa sua. Questo senso di colpa sfocia nell’autolesionismo. Tagliarsi diventa l’unico modo che si ha per far sparire il dolore che logora dentro, una sorta di punizione verso se stessi. Ma i tagli col tempo non danno più sollievo ed è qui che si inizia a considerare il suicidio. La vita di un’adolescente gira tutt’intorno alla scuola e alle cose ad essa correlate. Quando vivere la scuola diventa un’incubo, la vittima crede che tutta la sua vita sarà così per sempre e si preferisce morire piuttosto che soffrire.

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