Il caffè a protezione del fegato

E’ quanto sostengono Alessandra Tavani e Carlo La Vecchia, dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che hanno presentato un compendio di risultati in occasione del convegno "La terapia delle malattie epatiche". Dall’indagine della Tavani e La Vecchia è emerso un rapporto tra l’assunzione di caffè e l’enzima gamma-glutamil transferasi (GGT). In pratica, ad un maggiore consumo di caffè corrisponde una minor presenza del GGT, che è un indicatore della cirrosi. Il legame tra caffè ed il fegato, che era già stato osservato attraverso un altro enzima indicatore della cirrosi (l’alanina aminotransferasi), sembra quindi godere di buone basi scientifiche. Dopo aver osservato i due studi, Alessandra Tavani ha quindi affermato come nei bevitori di alcolici, il rischio di contrarre la malattia del fegato si riduca di ben cinque volte in caso di un consumo di caffè pari ad almeno quattro tazzine quotidiane. L’azione della bevanda pare poi avere effetto nella riduzione del rischio di morte (-30%) per gli alcolisti e nella prevenzione dell’epatocarcinoma. Rimangono da chiarire i meccanismi che subentrano in questa azione protettiva del caffè nei confronti del fegato, ma l’azione della bevanda aromatica appare evidente agli stessi ricercatori, i quali, però, continuano a consigliare di non eccedere nel consumo.

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