Il Caso le Iene

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Tutto comincia il 13 gennaio di quest’anno. Prima puntata dell’edizione 2013 de “le Iene”. Enrico Lucci intervista dei giovani imprenditori napoletani, fra cui Francesco Amodeo. Quest’ultimo afferma, fra le altre cose, che “la crisi non esiste“. Scoppia un putiferio e per giorni sul web non si parla d’altro. Un imprenditore di una delle città più massacrate dalla recessione economica che usa quelle parole: quasi un ‘offesa, per chi un lavoro non ce l’ha.

Tre giorni dopo, “il Corriere del Mezzogiorno” intervista l’imprenditore e quest’ultimo corregge il tiro: “Quell’affermazione l’ho pronunciata al termine di un lungo discorso politico” che “non è stato mai mandato in onda“. Il 21 gennaio, Lucci replica con una lettera sullo stesso giornale, sostenendo di “non essere un manipolatore“. Nello stesso giorno, Amodeo in un video chiede scusa ”per non aver saputo dire di no al mio protagonismo“.

Fine della storia? Assolutamente no. Il 35enne napoletano, crea, l’11 febbraio, una pagina su Facebook (oltre 2.200 “mi piace”) in cui esprime la sua teoria su presunte logge massoniche e poteri occulti. Ma spicca un video, datato 28 aprile, in cui attacca pesantemente la trasmissione di Mediaset ed affronta a Milano gli inviati Matteo Viviani e Pablo Trincia. Il filmato supera il milione di visualizzazioni ed i due scrivono su Facebook: il primo, in un post datato 1 maggio, afferma che il video “si commenta da solo” mentre il secondo (il 30 aprile) ha sostenuto che è “idiota, fazioso e demenziale“. Il due maggio, sulla pagina ufficiale di Facebook del programma, viene postato il video integrale dell’intervista in cui si sottolinea “l’onestà e la trasparenza“ su quanto è avvenuto. Nel frattempo, Amodeo pubblica un libro dal titolo “Azzannati dalle Iene”, il cui ricavato, a detta dell’autore, andrà in beneficenza.

L’ultimo atto è datato 26 maggio: su youtube.com viene pubblicato un video in cui si parla di Europa, massoneria e crisi simulando un servizio ironizzando sui filmati di Lucci & company. Comunque, nonostante il clamore mediatico, sembra che la fiducia verso la trasmissione sia rimasta immutata considerando gli oltre 2 milioni di “mi piace” e lo share constantemente oltre il10%.

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