Il cervelletto ci dice se c’è qualcosa di insolito

La risposta arriva da uno studio, durato ben due anni, dell’Irccs Fondazione Santa Lucia e realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l’Irccs E. Medea-La Nostra Famiglia di Udine. La ricerca, coordinata dal Dr. Marco Molinari, ha rivelato che la distinzione fra stimoli abituali e nuovi avviene nel "cervelletto". Si tratta di una scoperta importante, in quanto apre la strada a nuovi approcci terapeutici, farmacologici e neurofisiologici per il trattamento di disturbi motori e comportamentali, come atassia, autismo e schizofrenia.Il Dr. Marco Molinari, che per la ricerca si è avvalso degli studi effettuati dai ricercatori diretti dal Dr. Domenico Restuccia e del supporto del gruppo della prof.ssa Maria Giuseppa Leggio, ha dichiarato: "Aver dimostrato la centralità del cervelletto nell’analisi delle informazioni somatosensoriali è un punto chiave per lo sviluppo di protocolli per la riabilitazione delle atassie e per la possibilità di influire su tali processi per via transcranica. Si ipotizza che anche alla base di alcune forme di autismo e di schizofrenia vi sia un disturbo della comprensione del significato degli stimoli sensoriali complessi. Ciò rende ora possibile l’utilizzo di metodiche neurofisiologiche sia per la diagnosi precoce di tali disturbi sia per lo sviluppo di protocolli terapeutici". L’importante studio è già stato pubblicato online sulla prestigiosa rivista scientifica "Brain".

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