Il Codice Da Vinci: per Ruini è solo una moda

In occasione della 56esima Assemblea Generale della C.E.I., che si è aperta il 15 maggio 2006 presso l’Aula del Sinodo nella Città del Vaticano, nella sua prolusione Camillo Ruini ha infatti ribadito le critiche al film, definito come figlio delle "mode editoriali e cinematografiche".Secondo il Presidente della C.E.I., queste "mostrano a loro volta la necessità e offrono l’occasione di un’opera capillare di catechesi, e prima ancora di informazione storica, che, usufruendo anche delle attuali tecniche e metodologie di comunicazione, aiuti la gente a distinguere con chiarezza i dati certi delle origini e dello sviluppo storico del cristianesimo dalle fantasie e dalle falsificazioni, che hanno primariamente uno scopo commerciale ma costituiscono anche una radicale e del tutto infondata contestazione del cuore stesso della nostra fede, a cominciare dalla croce del Signore".Quello di Ruini è quindi un attacco duro, ma che no sa di boicottaggio, quanto di un’opportunità per la Chiesa. Sul film, che arriva sul grande schermo portato da due premi Oscar, lo sceneggiatore Akiva Goldsman ed il regista Ron Howard, Ruini dichiara: "è difficile sottrarsi alla sensazione che il grande successo di lavori come Il Codice da Vinci abbia a che fare con quell’odio, o quel venir meno dell’amore per se stessa che, come osservava l’allora Cardinale Ratzinger (Senza radici, ed. Mondadori, pp. 70-71), si è insinuato nella nostra civiltà. Anche in questo caso, però, non è il caso di cedere al pessimismo: alla fine il fascino della verità è più forte di quello dell’illusione, e di verità la nostra gente oggi ha una grande sete".

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