Il “fenomeno” dell’acido

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Fino ad ora avevamo letto qualcosa. Forse ne avevamo sentito parlare. Usare l’acido per colpire le persone, nella maggior parte donne, spesso “colpevoli” soltanto di mancato rispetto verso qualcuno (in un significato del tutto anomalo del concetto) o di avere violato credenze religiose che noi occidentali giudichiamo ancestrali, ci sembrava una cosa “dell’altro mondo”, assolutamenteincomprensibile.  

Da qualche tempo, invece, non passa settimana che non registriamo uno o più fatti atroci nei confronti di vittime inermi, di solito donne che decidono di lasciare uomini con i quali non vanno più d’accordo, che pretendono invece di esercitare un diritto di “possesso assoluto”, anche attraverso la violenza fino ad arrivare alla ferocia assoluta, magari perchè non vogliono ammettere la fine di un rapporto che secondo loro doveva durare in eterno.

Le conseguenze: Colpire una persona con l’acido dimostra la folle volontà di cancellarne l’identità: “se cambio i connotati di una persona, se ne stravolgo in modo definitivo la figura (del viso, di solito, quello che osservo fin dal primo istante e che fa la differenza, quando guardo qualcuno con piacere o meno), il ricordo bello resterà solo mio”.  Alla vittima, però, non verrà stravolto solo il volto, ma anche il futuro. Spesso non c’è possibilità di guarigione, non c’è modo di rifarsi una vita. Così la persona, “quella” persona, com’era prima di essere vittima dell’aggressione, resta di “proprietà” assoluta del carnefice.

Cosa possiamo fare? Verrebbe da pensare che carnefici e vittime vengano da situazioni di vita degradata o comunque di profonda ignoranza. Invece, purtroppo, abbiamo imparato a capire che non è così. Non ci sono soltanto vittime immigrate clandestinamente, o persone che vivono ai margini della società del benessere. Non si tratta di essere andati a scuola o meno, di guadagnare tanto o poco. Quello che si evidenzia invece è una clamorosa mancanza di “educazione”. Educazione alla vita, quella che si impara stando con gli altri, socializzando. Che forse stiamo tutti un po’ perdendo…

 

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