Il futuro di Renzo Bossi: contadino o muratore

Renzo Bossi - Il Trota

Intervistato per il nuovo numero di Vanity Fair, Renzo Bossi viene subito messo di fronte alle parole di Maroni che, solo qualche giorno fa, ha dichiarato che nel futuro della Lega non c’è posto per lui. E’ passato un mese dallo scandalo dei fondi e dalle dimissioni da consigliere regionale, ma il celebre figlio del Senatùr risponde per le rime a Maroni, il quale ha parlato della Lega Nord affidata ai quarantenni con esperienza: “Fra dieci anni ne avrò 33 e più esperienza, si vedrà”. Ma c’è anche un oggi: “Voglio continuare a studiare, trovarmi un lavoro e costruire il mio futuro – spiega Renzo Bossi -. Muratore o agricoltore, per stare un po’ all’aria aperta. Due anni vissuti con la cravatta sono troppi”.

A proposito di risposte, oltre quella a Maroni, Renzo Bossi senti di doverne dare anche all’ex autista Alessandro Marmello, in merito al video pubblicato dal settimanale Oggi. “Bugie – attacca subito Renzo -. I filmati sono stati girati a bordo di una Audi A6 di proprietà della Lega: se Marmello si era dimenticato il portafoglio, capitava che io anticipassi i soldi per la benzina. Quegli scontrini, quei soldi, sono per spese che io avevo anticipato di tasca mia, e che lui mi restituiva”.

I più informati potrebbero però contestare l’esistenza di una cartella “The Family” con presunte fatture di spese dentistiche: “Io il dentista l’ho sempre pagato – si difende l’ex consigliere -: lo dimostrano i movimenti bancari del mio conto corrente personale, che ho portato in Procura”. Già perché, non indagato, Renzo Bossi svela di aver depositato due denunce, una a siti di informazione e l’altra a Marmello. In particolare, il figlio del Senatùr definisce menzogne le notizie dall’auto Bmw che avrebbe comprato con i soldi della Lega – “ho dimostrato che sto pagando le rate del leasing dal mio conto personale” – e della la Smart usata – “non l’ho ancora pagata, perché la fattura mi è arrivata a fine marzo”.

C’è poi il caso delle lezioni della Cepu: “Ho sempre pagato di tasca mia, anche perché, con 10 mila euro netti di stipendio da consigliere regionale, non avevo certo bisogno di chiedere soldi al partito”.

Sempre nell’ampio servizio di Vanity Fair dedicato a Renzo Bossi c’è poi una testimonianza, resa al giornale dal titolare di un’agenzia fotografica che mette in dubbio, non la veridicità, ma le motivazioni che hanno spinto Alessandro Marmello a pubblicare l’ormai noto documento filmato: “A metà marzo mi ha contattato – spiega Romano Berneri -. Voleva sapere come funzionava la vendita di foto e video… ‘Se un mio amico avesse del materiale, come potrebbe gestirlo?’. Gli dico: se è roba pulita, posso trattarla io. Lui mi spiega che il video documenta dei reati, io rispondo che in quel caso deve andare in Procura. Qualche giorno dopo aggiusta il tiro: non sono reati, solo fatti che possono danneggiare l’immagine della persona ritratta. Gli chiedo di chi stia parlando, dopo diverse insistenze arriva il nome, Renzo Bossi, e la richiesta: 40 mila euro. Quel che non dice è che l’autore del video è lui… Lo scopro solo lunedì 9 aprile, quando il video va online sul sito di Oggi. Ma a me Marmello l’aveva mostrato il venerdì precedente, senza audio, tagliando le parti dove compariva lui. Intanto era scoppiato lo scandalo dei fondi della Lega: e la richiesta era raddoppiata”.

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