Il sequel: Karol un uomo diventato Papa

Il doppio appuntamento è nato come sequel della miniserie di successo "Karol un uomo diventato Papa", andata in onda un anno fa, sempre su Canale 5, e che ha raccontato la storia di un giovane che voleva fare il drammaturgo e l’attore e che le circostanze della guerra, lo spettacolo di dolore e sterminio cui assistite, portano a diventare sacerdote. La storia di quel sacerdote, vescovo e cardinale a Cracovia durante il comunismo, che contro ogni previsione venne eletto Papa. Nel nuovo film, che conta nel cast anche Adriana Asti e Michele Placido, si compie quindi il ritratto del Papa che più di ogni altro ha contribuito a cambiare la storia del mondo. La prima puntata, già andata in onda, è iniziata proprio con quel "Non abbiate paura!", pronunciato da Wojtyla nel primo incontro con la folla radunata in piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978. Durante la seconda verranno invece trattati gli anni dei primi segnali della malattia, durante i quali Giovanni Paolo II ha comunque continuato ad impegnarsi per la sua missione. Il consumismo sembra prendere il sopravvento, il capitalismo sfrenato crea nuove e più violente miserie. Dall’Est non viene il rinnovamento spirituale che lui si era aspettato. E in diverse zone del mondo nascono nuovi e drammatici conflitti: la guerra, contro cui la voce di Wojtyla si scatena e si consuma, sembra divenuta l’unico arbitro dei conflitti mondiali. In questo contesto, Wojtyla riprende il suo sogno più grande, la sua idea, rivoluzionaria per la Chiesa cattolica e che molti considerano sacrilega: riunire le religioni per un giorno di preghiera comune per la pace. L’ultima parte del film racconta invece il personale calvario del Papa che affronta il male che trasformerà lui, uomo attivo e sportivo che ha camminato attraverso tutto il mondo, in un essere incapace di muoversi. Nel suo lento e progressivo viaggio nella malattia, sarà aiutato e assistito dal segretario Stanislao che gli sta accanto fin da quando Karol era vescovo a Cracovia e da suor Tobiana, fedele e energica assistente. Accettare e non nascondere la sua sofferenza diviene la sua forza, il suo ultimo grande messaggio di coraggio, di speranza e di amore dato a tutti, con il suo sguardo intenso e luminoso, anche se muto e impotente. Fino alle ultime ore della sua vita, quando quella gente giovani soprattutto da cui lui per anni si è recato anche a dispetto della fatica o delle forze che si spegnevano, è tornata da lui per accompagnarlo, commossa, nel suo ultimo viaggio.

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