Il traffico è nemico del cuore

Secondo uno studio medico riportato dal New England Journal of Medicine infatti, un’elevata percentuale degli attacchi di cuore è dovuta agli ingorghi stradali. Sigarette, alcool e stress non sono quindi gli unici e più importanti fattori di pericolo, chi rimane bloccato nel traffico rischia, dopo un’ora dall’esperienza urbana, in media tre volte di più di andare incontro a un infarto. Lo studio, effettuato tra coloro che sono sopravvissuti a un infarto tra il 1999 e il 2000, ha coinvolto ben 691 volontari controllati da un gruppo di esperti tedeschi, guidati da Annette Peters, e si è svolto nel Centro di Ricerca Nazionale per Ambiente e Salute a Neuherberg. Gli scienziati hanno chiesto ai soggetti dello studio di relazionare ogni attività svolta nei 4 giorni precedenti all’attacco cardiaco e controllando i dati in loro possesso, hanno notato che i soggetti che si erano trovati nella “giungla urbana” avevano una probabilità più alta di 2,6 volte rispetto agli altri. Questo per quanto riguarda le automobili, se poi si prendono in esame i mezzi pubblici, l’incidenza del legame traffico-infarto aumenta sino a 3,1 volte. La magra e “miserevole” consolazione per gli automobilisti è rappresentata da coloro che si spostano in bicicletta, con una probabilità di attacco cardiaco maggiore di 3,9 volte la media. Ancora non sono ben chiari i legami tra gli infarti e gli ingorghi stradali, anche se è facile notare come i fattori stress ed inquinamento siano entrambi presenti negli incolonnamenti dovuti al traffico. Basti pensare, secondo una recente ricerca, che andare a passeggio per le trafficatissime vie di Milano corrisponde al fumo di circa 15 sigarette.

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