Il Trap: grande calciatore ed allenatore vincente

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Marzo ’39: la nascita di un predestinato

Il 17 marzo del 1939nasce uno tra i maggiori esponenti del calcio italiano: Giovanni Trapattoni. Figlio di Francesco e Romilde Bassani, contadini provenienti da Barbata, un piccolo paese del bergamasco, Trapattoni cresce a Cusano dove i genitori si trovano alla ricerca di lavoro. Ultimo di cinque figli, completa le scuole medie e poi passa da un lavoro all’altro, finché non inizia a dare i primi calci ad un pallone e viene notato dal Milan che a 18 anni lo fa esordire in serie A. Siamo nel giugno del 1959 ed il suo allenatore è Nereo Rocco; la partita Milan – Como terminerà 4 – 1 per i rossoneri.

Il mediano che riuscì a fermare Pelé

Pur essendo di ruolo naturale mediano, da calciatore riesce ad esprimersi al meglio come difensore centrale o terzino. Al Milan ha dato tutto, 14 anni di successi fra scudetti e Coppe dei Campioni, passando per la Coppa Italia del ’67 e la Coppa Intercontinentale vinta contro il Santos. La consacrazione però è già arrivata anni prima, in una sera di maggio del 1963, durante l’amichevole dell’ Italia con il Brasile del campionissimo Edson Arantes do Nascimento, meglio noto al mondo intero come Pelé. Complice forse anche la tenuta fisica scadente della Perla Nera, quella sera Giovanni Trapattoni non diede spazio a Pelé, trovando la consacrazione come temibile difensore.

Fantomatico allenatore

Chiude la carriera da calciatore nel 1972, ma non bisognerà aspettare molto per rivedere Giovanni Trapattoni su un campo di calcio, poiché inizia da subito a farsi le ossa nel Milan. Purtroppo per lui e per tutti i tifosi milanisti, la prima presenza da protagonista assoluto non finisce bene. Il 20 marzo del 1973, in una situazione a dir poco surreale con Nereo Rocco squalificato ed il suo vice Maldini ammalato, il Trap si siede  da solo in panchina per affrontare l’avversario, il Verona: grande è la delusione nell’ambiente milanista per quel 5 – 3 che sancisce non solo la prima sconfitta della carriera del Trap, ma scuce anche dal petto delle maglie del diavolo uno scudetto che sembrava oramai già cucito, consegnandolo alla Juve. Un anno dopo il finale di stagione, purtroppo la situazione non migliora per il Trap:  Maldini si dimette e Buticchi, allora presidente, gli affida la panchina di un manipolo di calciatori e di una squadra che non possiede né gioco né entusiasmo. Eppure un mezzo miracolo avviene: il Milan del Trap si presenta in finale di Coppa delle Coppe quando oramai nessuno avrebbe più puntato un euro (o meglio una lira) su quel Milan. Purtroppo l’avversario è il Magdeburgo e gli sforzi fatti fino a quella partita non vengono ripagati.

a svolta e la consacrazione anche come allenatore si hanno dal 1976 in poi, quando il Trap diviene il nuovo allenatore della Juventus. Dire che ha fatto incetta di trofei è dire poco: in 10 anni è riuscito a vincere lo scudetto per ben sei volte, due Coppe Italiane, una Coppa Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, una Supercoppa, un’Intercontinentale ed un Mundialito. È un vero e proprio decennio d’oro per Trapattoni e per la Juventus, che trova nel Trap il trascinatore ideale ed in Michel Platini la sua punta di diamante in campo.

Gli anni recenti hanno visto il Trap girovagare per mezza Europa: dalla Germania, dove ha allenato il Bayer Monaco (famosa la sua conferenza stampa in cui nomina ripetutamente il calciatore “Strunz”), passando per Cagliari, Firenze e diventando anche CT dell’Italia nello sfortunato mondiale di Korea e Giappone, in cui gli azzurri vennero stroncati da un arbitraggio a dir poco scandaloso da parte di Byron Moreno. Il Trap, però, dopo la sfortunata parentesi azzurra, non si perde d’animo e, prima di diventare CT dell’Irlanda nel 2008, va a vincere altri due scudetti: uno in Portogallo col Benfica nel 2006 ed un altro in Austria col Salisburgo nel 2007.  In questo modo, diventa campione nazionale in ben quattro paesi diversi (Italia, Germania, Austria e Svizzera) ed ottiene un piccolo record, condiviso finora solo con José Mourinho ed Ernst Happel.

Le frasi storiche

Le interviste del Trap hanno sicuramente fatto il giro il mondo, complice soprattutto la sua esuberanza che l’ha portato, da un lato, ad essere protagonista di scene piuttosto singolari, dall’altro a non farsi frenare dalle barriere comunicative, adattandosi ai diversi contesti linguistici non sempre con risultati eccellenti (ma non per questo meno lodevoli considerando la sua età e il suo volersi continuamente mettersi in gioco).

L’ultima è stata quella da CT dell’Irlanda, dove cerca di far capire che gli italiani sono un popolo frettoloso e che vuole subito raggiungere gli obiettivi.

 

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