Impedisce l’uscita di un’auto: c’è il carcere

Ad aggravare la situazione dell’uomo, un 37enne di Palermo, aveva inoltre contribuito la reazione avuta all’arrivo di uno dei condomini che, dopo aver sollecitato lo spostamento della macchina, si era sentito opporre un rifiuto. Il proprietario dell’auto in sosta vietata stava infatti attendendo l’arrivo della sorella.Per l’uomo, che si è difeso adducendo di avere una sorta di diritto di precedenza sul condomino, la Cassazione non ha ritenuto di dover cambiare il verdetto avverso emesso nell’aprile 2005 dalla Corte di appello di Palermo, evidenziando la "voluta intenzione dell’imputato di mantenere il proprio veicolo (già parcheggiato irregolarmente in un’area condominiale alla quale non aveva diritto di accedere), in modo tale da impedire alla persona offesa di transitare con il proprio veicolo per uscire sulla pubblica via, rifiutando reiteratamente di liberare l’accesso, e pretendendo con evidente protervia ed arroganza che la persona offesa attendesse le sue necessità (ossia l’arrivo della sorella Teresa)". Tale fatto, secondo la Suprema Corte, "basta per integrare la violenza quale normativamente prevista". Morale della vicenda: se si è in torto, è inutile arrabbiarsi.

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