Internet e blocchi aziendali: i pericoli da remoto

E’ quanto emerge dal MessageLabs Intelligence Report di settembre 2010, l’indagine periodica realizzata da Symantec, secondo cui coloro che lavorano da remoto hanno subito 1 attacco di malware su 1.807 blocchi attivati sul traffico web, rispetto ad 1 su 322 blocchi di coloro che lavorano in ufficio.Per quanto riguarda le categorie di siti Internet più frequentemente bloccate per policy aziendale,l’indagine rivela chiaramente come i blocchi sulla categoria "Download" siano attivati 5,4 volte in più nel caso di coloro che operano da fuori ufficio, i quali portano più frequentemente all’attivazione di blocchi anche sulle categorie "Shopping", "Motore di Ricerca" e "Siti per Incontri Personali". Al contrario, la ricerca rivela come i blocchi su siti a contenuto sessualmente esplicito siano più frequentemente attivati direttamente dall’ufficio."In generale, la maggior parte dei blocchi sul traffico web sono attivati da coloro che operano da remoto, lasciando intuire come gli utenti tendano ad essere maggiormente conformi alle regole di policy aziendale quando so trovano in ufficio – ha dichiarato Paul Wood, Senior Analyst di MessageLabs Intelligence -. Più di un terzo di coloro che lavorano sia dall’ufficio che da remoto tende a causare l’attivazione di un maggior numero di blocchi previsti per policy aziendale quando è fuori ufficio, forse approfittando dell’occasione per visitare una più ampia varietà di siti web di quanto non farebbe dalla scrivania".L’analisi di MessageLabs, inoltre, rileva che a inizio settembre molti utenti in tutto il mondo hanno visto recapitarsi nelle proprie caselle di posta elettronica un’email contenente come oggetto la frase "Here You Have". Rivelandosi un virus, "Here You Have" non ha messo in campo nuove tattiche di spam, ma ha utilizzato tecniche di ingegneria sociale per la propria diffusione via email e attraverso la propria duplicazione da drive di rete a drive removibili.

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