Istanbul: al di là del tempo

Alla reception un signore anziano dall’aria stanca e assonnata. E’ in pratica una pensione spartana e al quanto dozzinale. Ma appena salgo nella mia stanza al terzo piano e spalanco la finestra ho una vista mozzafiato. La moschea di Santa Sofia riluce ai colori del tramonto e la cupola compare magicamente nella sua grandiosità oltre le fronde di alcuni alberi. Il traffico e il caos che animano la città vecchia si diradano col sopraggiungere della notte. La vita sembra svuotarsi. I turisti tornano negli hotel, i venditori chiudono le loro botteghe, donne con le borse piene si affrettano verso casa, i negozianti concludono le ultime trattative.
E’ questo il momento migliore per uscire. Il blu cobalto del cielo contrasta con le luci che si accendono. Vado in direzione della Moschea Blu. Con i suoi minareti m’incanta, non posso distoglierne lo sguardo, quasi fosse una bella donna che mi sorride. Ed è proprio questa serie di cupole l’elemento architettonico scelto per indurre chi si avvicina ad alzare gli occhi verso l’alto, un modo per avvicinarsi a Dio. Attenderò domani per visitarne l’interno. Ora mi siedo in uno dei caffè della piazza. L’aria è ancora fredda, ma un’intensa sensazione di pace mi avvolge. Sorseggiare con lentezza, godersi questa pausa con calma. Assaporare l’istante. Forse è questo l’insegnamento più prezioso di questa città. E mi sento di farlo mio, almeno per questi pochi giorni. Il mattino seguente è dedicato alla visita turistica. C’è una gran folla e una gran calca per accedere all’interno della Moschea Blu. Degli inservienti prendono in consegna le scarpe e prestano dei teli per coprire le parti “non castigate” di coloro che vogliono entrare. L’atmosfera che si respira all’interno è straordinaria. L’epiteto di Moschea Blu deriva dalle piastrelle di Izmik che ne rivestono le pareti interne. La luce filtra dalle vetrate policrome accendendone i toni. Ed è subito magia. Mi dirigo a piedi verso Santa Sofia. L’interno con un sistema di cupole ad incastro sorprende per la magnificenza e la spettacolarità. L’immensa cupola centrale sembra rimanere sospesa nel vuoto. Infatti è sostenuta da 40 costoloni fatti con speciali mattoni e poggia su enormi pilastri nascosti all’interno delle mura dell’edificio. La genialità della realizzazione è proprio questa: tanto che all’epoca di Giustiniano si gridò al miracolo in quanto nessuno aveva mai osato tanto prima. Per il pranzo gustarsi un delizioso kebap in uno dei locali dove i lavoratori del quartiere vengono a consumare un pranzo veloce ed economico è d’obbligo. Provare i
Kofte (polpette d’agnello alla griglia) imprescindibile.Andrea Lanari

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Attualità > Istanbul: al di là del tempo