Istruzione: a scuola fino a 18 anni

Il primo provvedimento disciplina il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione di ciascuna persona, a partire dal primo anno della scuola primaria, per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età. Tale percorso si realizza nel primo ciclo del sistema dell’istruzione (scuola primaria + scuola secondaria di primo grado) e nel secondo ciclo (licei ed istruzione e formazione professionale). “Il decreto”, ha detto il Ministro Letizia Moratti, “eleva l’obbligo all’istruzione e alla formazione per tutti dai 9 anni precedenti a 12. L’innalzamento del livello di scolarità avrà effetti positivi sui singoli studenti e più in generale sul sistema Paese. Tutte le statistiche infatti, sia nazionali sia internazionali, concordano sul fatto che a livelli di istruzione e formazione più elevati corrispondono posti di lavoro più qualificati e più remunerati. Vorrei ricordare che, secondo l’Ocse, ad ogni anno di istruzione e formazione in più corrisponde un punto in più del Pil”. “Dall’anno scolastico 2005-2006″, ha precisato il Ministro Moratti, “l’obbligo scolastico e formativo sale da nove a dieci anni. Per il raggiungimento di questo obiettivo sono investiti circa 16 milioni di euro l’anno, tratti dallo stanziamento della Finanziaria 2004, per l’esenzione dalle tasse e per l’incremento delle spese di funzionamento. Utilizzando parte delle risorse iscritte nella Finanziaria 2005, per un importo di 25 milioni di euro, si procederà all’innalzamento di un ulteriore anno dell’obbligo scolastico e formativo (da 10 a 11)”. “Dal prossimo anno scolastico”, ha aggiunto il Ministro, “verranno quindi inseriti nel sistema scolastico e formativo 30.000 ragazzi l’anno, che si aggiungeranno ai 90.000 complessivi già reinseriti grazie all’innalzamento dell’obbligo scolastico di un anno già attuato e ai percorsi sperimentali di formazione professionale realizzati dalle Regioni sulla base dell’accordo quadro in Conferenza unificata del 19 giugno 2003. Vengono infine aumentate da 34 a 45 milioni, con un incremento di 11 milioni, le risorse destinate al completamento dei corsi sperimentali di istruzione e formazione professionale e all’attivazione del quarto anno”. Gli studenti che abbiano compiuto il 15° anno di età potranno, inoltre, come prevede il secondo decreto, realizzare i corsi del secondo ciclo in alternanza scuola-lavoro, sia nei percorsi liceali sia in quelli dell’istruzione e formazione professionale. Questa particolare metodologia serve a rendere l’apprendimento più attraente per i giovani, come raccomandato dall’Unione europea; estende e mette a sistema le migliori esperienze già acquisite dalle scuole e viene attuata sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa per assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, le competenze spendibili sul mercato del lavoro, valorizzando al tempo stesso vocazioni e attitudini che potranno servire per una scelta più consapevole rispetto ai percorsi successivi. Potranno cioè costruirsi, in tal modo, un vero e proprio “passaporto” per il futuro ingresso nel mondo del lavoro, costituito dal certificato supplementare rilasciato dalle istituzioni scolastiche o formative, che sarà spendibile anche in altri Paesi dell’Unione europea secondo il sistema Europass. “Con il provvedimento sull’alternanza scuola-lavoro”, ha spiegato ancora il Ministro, “offriamo alle ragazze e ai ragazzi l’opportunità di essere protagonisti delle loro scelte, attraverso esperienze concrete nelle quali potranno sperimentare le loro attitudini e dare risposta alle loro aspirazioni”. “La validità in termini occupazionali dei tirocini formativi”, ha concluso il Ministro Moratti, “è oltretutto confermata da tutte le rilevazioni sinora condotte dal Miur e dal Ministero del Lavoro, anche con riferimento ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) e ai corsi di laurea. Per quanto riguarda i diplomati, secondo una recente indagine di Alma Diploma, i giovani che hanno svolto uno stage pre-diploma hanno un vantaggio occupazionale di 9 punti: lavora infatti il 35,5 % dei diplomati contro il 26,6 % di coloro che non hanno svolto stage. Il vantaggio sale all’11% per i laureati: secondo i dati di Alma Laurea, infatti, a un anno dalla laurea lavorano 63 giovani su cento, contro il 52 % di coloro che non ha svolto stage”.

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