Italia, l’ambiente chiede qualità

Lo stesso trend si ritrova anche nel livello di urbanizzazione del territorio (+6% a partire dal 1990): cinque chilometri quadrati su 100 sono oggi completamente artificiali, con un picco lombardo del 10%.
Risultati positivi sono invece arrivati nei casi in cui si è puntato sulla coppia innovazione-ambiente.
Come ad esempio lo sviluppo della raccolta differenziata e della capacità di trattamento tecnologica dei rifiuti.
Questa evoluzione ha fatto decrescere (dal 67% del 2000 al 44% del 2003) la quantità di spazzatura abbandonata in
discarica. Bene anche il fenomeno dell’agriturismo, che è andato acquisendo rilevanza sempre maggiore sia per il settore agricolo che per quello turistico: oggi è forte di 12.600 aziende, il 10% in più rispetto al 2002.
“L’Italia è a un bivio – afferma Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente – Da una parte la qualità,
l’innovazione, la modernizzazione, la competitività. Dall’altra l’attuale economia, il declino, la stagnazione che soffoca nel Paese la gioia e il gusto della sfida. Per combattere le paure degli italiani, né poche né infondate, bisogna definire e presentare un disegno che sappia evocare le energie oggi latenti, mobilitare i talenti che non trovano la forza di emergere, le intelligenze e la creatività che portano gli italiani a occupare le poltrone della city di Londra, le cattedre delle università americane o i laboratori dei più importanti centri di ricerca mondiali.
L’Italia deve puntare da una parte sulle risorse più tipiche di tutti i Paesi industrializzati – scommettere cioè sui saperi, sulla ricerca, sulla conoscenza,
sull’innovazione – e insieme deve valorizzare pienamente ciò che ci rende un Paese unico al
mondo”.

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