Italiani e farmaci: il medico fa la differenza

Secondo quanto emerso, infatti, poche sarebbero le informazioni fornite dai medici sui costi della cura. Non manca poi una diffusa sfiducia nella terapia, che spesso sfocia in un pericoloso fai-da-te. L’indagine è stata condotta su 2265 italiani e fa parte di un progetto più ampio, pubblicato su Salutest, che ha visto coinvolti ben 10100 cittadini europei.Nel nostro Paese, tre quarti degli intervistati segnala di aver fatto le più recenti visite mediche presso il SSN, più spesso per uno specifico problema di salute. Un quarto del campione si fa visitare per un check-up generale, il 17% per farsi rinnovare la prescrizione delle medicine. Metà del campione è uscito dal consulto del medico con una ricetta, in media con la prescrizione di due farmaci. L’11% dichiara di aver ricevuto una prescrizione di 4 o più medicinali.Il 54% della totalità degli intervistati dichiara però di non aver ricevuto alcuna informazione sul costo della cura. Il 90% dei farmaci prescritti è di marca, mentre il 39% del campione riferisce che il medico non ha parlato dei possibili effetti collaterali del farmaco prescritto. Degno di nota è poi il fatto che il 10% degli intervistati si dice insoddisfatto del contenuto della confezione del farmaco prescritto, eccessivo in quantità rispetto alle esigenze della cura. Altroconsumo attira l’attenzione su questo dato: "lo spreco di medicinali – spiega l’associazione – è un costo inutile a carico dei singoli cittadini e del sistema nel suo complesso, ma anche a danno dell’ambiente; il 26% degli intervistati dichiara di buttare in pattumiera i farmaci scaduti e il 19% di gettarli nello scarico dei sanitari".Nel complesso l’indagine dimostra che l’informazione offerta ai pazienti è inadeguata. I medici non si dimostrano sempre disponibili al dialogo. Il cattivo uso delle medicine alcune volte dipende dalle iniziative individuali e da libere interpretazioni dei singoli pazienti, legate anche alla sensazione di non gestire adeguatamente la malattia, non riuscire a interpretare i disturbi oppure il ciclico comparire o scomparire dei sintomi. La poca informazione, ancor più spesso, genera scarsa fiducia nella terapia: un dato che i medici non dovrebbero ignorare.

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