Italiani e farmaci: tra fiducia e speranze

Più in generale, secondo il 27,6% degli italiani stare bene vuol dire "sentirsi in forma, essere in grado di svolgere le normali attività" (-7,9% rispetto alla precedente indagine del 1998). A crescere nell’ultimo decennio è stato il consenso alla definizione di stato di salute come "assenza di malattie", fatta propria da quasi il 22% degli intervistati, con un balzo di quasi 10 punti percentuali.Rispetto al passato, l’invecchiamento della popolazione e la crescente competizione sociale e lavorativa spostano l’attenzione verso un nucleo essenziale e pragmatico del concetto di buona salute, come l’assenza di malattie conclamate o la semplice capacità di operare nel quotidiano.Per quanto riguarda il futuro dei farmaci, gli italiani ritengono che il compito principale della ricerca dovrà essere quello di battere le patologie ancora incurabili (68%) e di ridurre i rischi e gli effetti collaterali rispetto ai medicinali oggi disponibili (28,8%). Inoltre, speranze e appoggio sono riposti su biotecnologie e genetica applicate alla salute.Infine un cenno al nostro sistema sanitario. Gli italiani sono soddisfatti della copertura farmaceutica pubblica: quasi il 61% ritiene sufficiente la disponibilità di farmaci mutuabili rispetto alle proprie esigenze di salute. La percentuale, però, cambia a seconda del territorio: si passa da oltre il 60% dei cittadini nel Nord-ovest al 62,5% nel Nord-est, a più del 78% al Centro, per poi scendere sotto il 49% tra i residenti del Sud.

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