La giusta distanza, di Carlo Mazzacurati

Non troppo lontano da sembrare indifferente, ma nemmeno troppo vicino, perché l’emozione, a volte, ti può abbagliare. Lo spettatore si trova così catapultato in un luogo in cui il presente sembra arrivato solo in parte, come a Concadalbero, un microcosmo alla periferia della realtà. Un luogo anonimo, misterioso, struggente del nord Italia, un lembo di terra che nelle cartine geografiche sembra sprofondare nel Mar Adriatico assieme alle ramificazioni arteriose del Po nel suo stadio di Delta. Un luogo che, come per "Notte Italiana", evoca mutamenti, ma anche senso di fissità e immobilità per la sua vastità e la solitudine che richiama. Su questo scenario evanescente si disegna l’incontro tra Hassan e Mara. Lui è un meccanico tunisino, che con anni di onesto e duro lavoro si è conquistato stima e rispetto, lei una giovane maestra, che una supplenza ha portato lì, in attesa di partire per il Brasile con un progetto di cooperazione.Giovanni invece, è un diciottenne aspirante giornalista che passa molto tempo ad aggiustare una vecchia motocicletta nell’officina di Hassan ed è qualcosa di più che un testimone della storia che nasce tra loro. Una storia che comincia sotto il segno dell’inquietudine e prosegue in un crescendo di amore e gelosia. Una storia già vista? Forse, ma "La giusta distanza", dimostra che la vita è più contorta e dolorosa di quello che appare. Interpretato dai Giovanni Capovilla, Valentina Lodovini, Ahmed Hafiene, Giuseppe Battiston e con Ivano Marescotti, "La giusta distanza" arriva al cinema da sabato 20 ottobre.

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