La lettura? Appagante, anche per l’economia

Secondo un modello econometrico presentato dai professori Antonello Scorcu, dell’Università di Bologna, e da Edoardo Gaffeo, dell’Università di Trento, le regioni in cui si legge di più, a parità di altre condizioni, hanno dinamiche di produttività migliori. Nel lungo periodo, inoltre, ciò avviene in modo strutturale. Tra gli esempi portati dai due professori, infatti, se la Calabria avesse avuto negli Anni ’70 il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività di 50 punti più alta. Oppure: se in Abruzzo avessimo avuto allora un tasso di lettura pari a quello medio nazionale, oggi la regione avrebbe 20 punti di maggior crescita della produttività. Analogamente ne avremmo 23 in più per la Basilicata, 24 per Campania e Puglia, 29 per il Molise, 30 per la Calabria, ecc. Sempre dalla ricerca, emerge poi che la presenza di libri nell’ambiente familiare è in assoluto il fattore che fa crescere di più il rendimento scolastico dei ragazzi.Secondo lo studio, in Italia i ragazzi che hanno in casa una biblioteca di almeno 100 titoli ottengono risultati scolastici del 17% migliori di chi non ha la stessa fortuna. E non è tutto. Chi ai libri preferisce i telefonini, ad esempio con almeno tre cellulari in casa, vede diminuire i risultati scolastici medi. Infine, a dimostrare il valore tangibile della lettura è anche il fatto che i consumi culturali sono un investimento più redditizio di quello in capitale fisico. Che cosa significa tutto ciò? Come dimostrato dall’analisi delle "funzioni di produzione" del sistema italiano, l’insieme dei consumi culturali delle famiglie può e deve essere considerato un fattore di produzione della ricchezza prodotta nel paese.

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