La protezione contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro

I grandi centri urbani e le metropoli hanno due grandi problemi: lo smog e gli alti livelli di rumore. Si è cominciato a parlare di inquinamento acustico agli inizi degli anni ’90 e in Italia fu emanato nel 1991 il primo decreto in materia il DPCM 01/02/1991 concernente i “Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno” al quale hanno fatto seguito molti altri provvedimenti fino alla Legge n. 447 del 26 ottobre 1995 “Legge quadro sull’inquinamento acustico” (entrata in vigore nel 1996). Il problema dell’inquinamento acustico assume grande importanza in ambito lavorativo, ma non riguarda solo i lavori in cantiere, ma coinvolge tutti i settori di lavoro. È un tema particolarmente sensibile riguardo alla prevenzione e sicurezza sul lavoro. Roma, insieme a Milano, Napoli e Torino sono solo alcuni degli esempi più evidenti dei rischi a cui i lavoratori sono sottoposti in termini di inquinamento acustico.

Cos’è la valutazione del rischio rumore negli ambienti di lavoro

La normativa di riferimento è il D.Lgs 81/2008 (recepimento della direttiva europea 2003/10/CE) Titolo VIII, Capo II del Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro, entrato in vigore il 1° gennaio 2009 che definisce gli obblighi di valutazione e gestione del rischio rumore relativamente all’esposizione dei lavoratori agli “agenti fisici”. La normativa stabilisce anche la soglia di esposizione fissandola a 87 decibel (db).

Il limite nasce dall’evidenza dei dati rilevati a livello europeo per cui un terzo dei lavoratori in Europa è esposto a gradi di rumore eccessivi e potenzialmente dannosi. Il tempo di esposizione è pari almeno a un quarto dell’orario di lavoro ed emerge chiaramente che i soggetti esposti e a rischio non sono solo i lavoratori delle industrie pesanti e della cantieristica: dai call center alle aziende agricole, dalle sale per concerti agli hotel, tutti gli ambiti di lavoro sono potenzialmente pericolosi per la salute acustica. Il dato è importante perché tuttora la perdita dell’udito a causa del rumore costituisce un terzo di tutte le malattie professionali dichiarate.

Il decreto impone la valutazione del rischio rumore come parte integrante delle valutazioni generiche dei rischi sul lavoro. Ciò presuppone che in tutti gli ambienti di lavoro si devono svolgere verifiche e controlli fonometrici a inizio attività e ogni volta che si apportano modifiche al cosiddetto ciclo produttivo. I controlli devono verificare il soddisfacimento dei limiti fissati (attualmente non superiore a 87 db). L’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del lavoro) ha messo a disposizione di tutti le Linee Guida sul Rischio Rumore.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro

La legge identifica nel datore di lavoro colui che è obbligato a ridurre al minimo il rumore prodotto anche se inferiore a 80 db. Qualora si supera la soglia degli 80 decibel subentrano le disposizioni in materia di informazione, controllo sanitario periodico dei lavoratori e uso dei dispositivi di protezione individuali che il datore è tenuto a mettere a disposizione. L’art. 190 del suddetto decreto prescrive che è compito del datore di lavoro provvedere alla valutazione del rischio rumore nella propria azienda tramite l’aiuto di un tecnico competente accreditato al fine di individuare i lavoratori e gli ambiti di lavoro più esposti al rumore ed eventualmente adottare misure preventive di protezione. L’art. 193 dispone in materia dei mezzi di protezione individuale dell’udito quali cuffie, inserti auricolari, archetti, nonché l’obbligo del datore di lavoro di metterli a disposizione qualora la verifica abbia riscontrato un’esposizione quotidiana al rumore superiore a 85 decibel.

Chi è il tecnico competente

Il tecnico competente è colui che effettua le misurazioni dell’inquinamento acustico con perizie fonometriche, le verifiche sul rispetto della normativa, effettua piani di risanamento acustico, svolge attività di controllo. Il tecnico competente deve essere accreditato e riconosciuto dalle Amministrazioni regionali e provinciali del territorio di appartenenza. A questo proposito, ci si può rivolgere a società specializzate in sicurezza del lavoro e dotate di uno staff di tecnici competenti per materie e ambiti, come la US Group di Roma che oltre a fornire servizi di formazione e informazione in materia di sicurezza sul lavoro dispone di uno staff di consulenti tecnici per ambiti di competenza.

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